Ci sono momenti,
nella vita, nei quali tutto si incastra alla perfezione, cosa che in
alcuni casi non dovrebbe accadere. Come ad esempio due sere fa,
quando Mr D. e' sceso sotto casa diretto verso il distributore di
preservativi in ciabatte e pantaloncini. Ha guardato a destra, a
guardato a sinistra. Nessuno. Si e' avvicinato al distributore. Ha
guardato a destra, ha guardato a sinistra. Nessuno. Ha infilato i
soldi, ha guardato a destra, ha guardato a sinistra. Nessuno. Si e'
concentrato, ha scelto, ha premuto e “Ingegnere buonasera”. Beh,
ovvio.
martedì 15 aprile 2014
domenica 13 aprile 2014
venerdì 11 aprile 2014
Di sogni da ringraziare lo Psicocoso
Vivevo all'interno
di un collegio femminile nel quale non ci facevano uscire. Vigeva una
sorta di regime di terrore e appena una di noi facevaq ualcosa che
non andava fatto, suonava una sirena e a tutte le finestre e alle
porta veniva calata un'inferriata in modo che nessuna potesse
scappare. Ad un certo punto scatta la sirena, tutte iniziano a
correre, le inferriate scendono e io mi ritrovo in un corridoio
con le inferriate alle finestre. Cerco di forzarne una che dava su un
altro corridoio e mi rendo conto che in realta' non sono cosi' solide, riesco a piegarla. Passo attraverso questa finestra-porta vetri e
vado subito verso quella che porta all'esterno. Anche questa e' molto
semplice da forzare ed esco all'aperto in uno splendido prato in una
giornata di sole. A questo punto vedo le ragazze che sono rimaste
dentro e apro un portone. Una ragazza sulla soglia esita ad uscire
dicendo: Ma non si puo', non dovremmo. Un'altra invece la guarda e
sorridendo le dice qualcosa come: Chissenefrega siamo libere. E cosi'
escono tutte e mi ritrovo un prato pieno di ragazze che ridono, urlano
Urra' e scherzano.
La cosa ancora piu'
bella e' che comunque all'interno di questo edificio, nonostante il
clima fosse invivibile, il posto era soleggiato e tutto bianco, con
delle ampie finestre verso l'esterno.
Credo sia un sogno
meraviglioso per il percorso che sto affrontando.
Ok, lo Psicocoso mi vorra' pure uccidere, ma tutto sommato mi sta anche aiutando.
giovedì 10 aprile 2014
Lo Psicocoso prima o poi mi uccidera'
“Ah, cosi' tende
a non ascoltare e a interrompere gli altri? Il motivo e' molto
semplice. Questo atteggiamento e' tipico di persone che, da piccoli,
non sono stati ascoltati ne' capiti per cui da grandi,
inconsciamente, tendono a voler condividere la propria esperienza
nella speranza che l'altro le ascolto veramente”
Ok. Sparami.
mercoledì 9 aprile 2014
Uragani a forma di bambino
Due
giorni fa mi sono recata dalla pediatra con entrambe le mie
figliolette adorate le quali, dopo tre quarti d'ora di attesa, si
sono tramutate in due diavoletti pestiferi spargiguai. In sala ad
aspettare c'eravamo noi e una famiglia speculare: mamma, due bimbe
bene o male della stessa eta' delle mie le quali, educatamente,
stavano sedute in silenzio a leggere dei libri, ognuna nel proprio
posto, ognuna con una tranquillita' serafica che io non conosco
neanche nei miei piu' profondi desideri. Le mie invece erano un
tantiniiiiiiino differenti: La PimpantePiccolaPeste prendeva libri
ogni tre per due, tirava la sedia rumorosamente per sistemarsi,
tirava lo sgabello rumorosamente per sistemarsi i piedi, litigava con
la sorella in quale posto sedersi, si sedeva e iniziava a inventarsi
una lettura ad alta voce. La PiccoladiCasa invece lanciava. Lanciava
giochi, lanciava cuscini, lanciava qualsiasi cosa si trovasse per le
mani. Andava avanti e indietro dal bagno esclamando Cacca
ogni tre per due anche se in realta' cacca non era e smontava le
tende dell'ambulatorio. Io avevo i gomiti appoggiati alle ginocchia e
il viso appoggiato sulle mani, con un mal di testa da paura. Quando
sono entrata dalla pediatra dovevo avere un'aria alquanto spettinata
perche' ho sentito esclamare a quella donna tutta d'un pezzo:
"Signora,
la vedo vagamente esaurita".
Ci stia lei con due uragani ad aspettare tre quarti d'ora in una sala
grande come uno sgabuzzo, e vediamo di nascosto l'effetto che fa.
venerdì 4 aprile 2014
Dove sono? In nome del cielo dove sono!!
Ieri mi guardo allo
specchio e strabuzzo gli occhi. Mi riguardo allo specchio, mi tocco i
fianchi e ristrabuzzo gli occhi. Mi calo le braghe, mi guardo allo
specchio e sospiro. Sono ancora li'. Sara' colpa dei jeans larghi,
sara' merito della palestra, ma le mie stramaledette coulotte de
cheval, vestita cosi', sembrano scomparse ma non lo sono. Prima il
panico da colei che non vede cio' che esiste, poi la gioia fugace del
momento fugace prima del calo braghe fugace.
Ora attendo il
momento in cui quando le calero' non le vedro' definitivamente piu'.
E ora, visto che e' la prima volta che mi succede in quasi 33 anni, vado a festeggiare il mio piccolo, personale, enorme traguardo.
giovedì 3 aprile 2014
Ascoltare – ascoltarsi
Credo sia uno dei
verbi piu' diffusi ma anche piu' difficili da mettere in pratica. Io
per prima mi sono resa conto che quando si tratta di ascoltare gli
altri tendo sempre a interrompere, a voler dire la mia prima che
abbiano finito e a voler parlare dell'esperienza vissuta da me in
prima persona nella speranza che possa essere utile a chi mi sta di
fronte. Ma non sarebbe piu' utile invece riuscire a chiudere la bocca
e ad aprire le orecchie? Mi sono trovata, oggi, ad ascoltare una
persona di fronte a me e per la prima volta mi sono resa conto che
non stavo ascoltando. Si stavo capendo quello che mi si diceva ma
avevo sempre la parola pronta, ero sempre li', come un seguigio impazzito e impaziente. Un atteggiamento che mi avrebbe dato non poco fastidio se mi fossi trovata dall'altra parte. In
fondo, il primo passo e' rendersene conto.
mercoledì 2 aprile 2014
Fetta biscottata
La mia famiglia e'
particolare, e' una sorta di famiglia alla Beautiful dove, grazie al
cielo, ancora non si e' definita una Brooke in particolare. Fatto sta
che, per farla breve, in tutta la mia famiglia c'e' solo un
matrimonio ancora in piedi: quello mio e di Mr D.. Tutti gli altri,
in un modo o nell'altro, sono naufragati. I primi furono i miei nonni
materni, il grande capo mise incinta mia nonna, scappo', torno', la
sposo' e poi scappo' di nuovo con il circo sparendo per sempre. Mia
nonna materna si mise insieme ad un uomo e fece l'amante per circa
sessantacinque anni. La moglie di lui ancora non sa nulla. Mia zia
paterna e' stata insieme a mio zio per trentacinque anni, hanno figliato due volte, si sono
separati e lui si e' messo insieme alla sorella della sua ex moglie,
l'altra mia zia. Tralasciando la confusione dei cugini che si trovano
ad avere uno ziopadre e una mammazia e tralasciando il
problema di spiegarlo alla mia novantenne nonna, la novita' e' che i
due suddetti zii senza dir niente a nessuno si sono trasferiti in
Puglia due giorni fa. Mio padre, dopo aver lasciato mia madre con una
figlioletta di tre anni, si e' risposato in California, senza dir
niente a nessuno, con una donna discutibilmente simpatica. Ha divorziato, si e'
messo insieme ad un'altra donna decisamente piu' giovane di lei e ora
stanno scadendo i fatidici otto anni oltre i quali mio padre non
riesce proprio ad andare. Il tutto mi ricorda inevitabilmente una
fetta-famiglia biscottata che si sbriciola con un nonnulla. E poi ci siamo io
e Mr D.. Io, con la paura fottuta che tutto vada a puttane vista la
mia appena citata situazione, lui pascia' tranquillo con una storia
familiare cosi' solida da far invidia al monte Everest. Una cosa
pero' la so: sono cosi' terrorizzata da quello che potrebbe
sbriciolarsi che faccio tutto quello che e' in mio potere in modo che non possa
accadere nulla di male alla famiglia che ho scelto e che mi sono
costruita. E Beautiful, lasciatemelo dire, mi fa una cippa!
martedì 1 aprile 2014
Di scomode domande
'Mamma? Ma come si
fanno i bambini?'
'Beh, amore, dentro
alla pancia della mamma c'e' un ovetto e il papa' ci mette dentro un
semino. Insieme formano un piccolo bimbo che cresce, cresce, cresce.
Prima si formagno le manine, poi i piedini, poi gli occhi, poi...'
'Si, si mamma, la
storia del bimbo che cresce me la racconti sempre ma non mi dici mai
COME il papa' mette il semino dentro la mamma'
Argh.
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