Ero
riuscita a reggere fino ad ora e già questo lo ritengo un buon
traguardo. Ma quando ieri l'altro ho visto la temperatura, ho pensato
che quella sarebbe stata l'ultima corsa dell'estate in pausa pranzo.
E così, sveglia puntata alle 5,30, questa mattina mi sono alzata
decisamente di controvoglia e più assonnata del solito, mi sono
infilata in malo modo pantaloncini e maglietta, mi sono cacciata in
bocca a fatica una fetta di pane col miele e sono uscita senza
neanche pensarci troppo. Come sempre il mio fisico ha protestato il
primo chilometro, con anche qualche maledizione in allegato, ma poi
il respiro si è fatto regolare, le gambe leggere e di nuovo ho
assaportato quanto sia bello correre in una città che si sta appena
svegliando. Strade deserte, semafori lampeggianti, luce nascente e
noi, il popolo dei runner, che si saluta, si riconosce, sorride al
vedersi complici in quello che per il mondo esterno può considerarsi
pazzia. Ci vuole una grande determinazione per correre ma ancor più
per farlo con passione e convinzione a discapito di tutto e di tutti.
E quando incroci gli sguardi dei corridori alle 5,30 del mattino sai
che sono proprio loro, i matti che non mollano mai, che nonostante la
stanchezza, il sonno, la poca voglia, indossano le loro scarpe e
smuovono il loro sedere per correre anche in piena estate. E io
faccio parte di questo splendido, assurdo, meraviglioso popolo di
matti.
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