Fra poco meno di due mesi compirò quarant'anni e mi succede ancora qualche volta. Non con la frequenza angosciante di prima ma purtroppo ancora mi succede e questa notte è stata una di quelle notti. Mi sono svegliata con una sensazione di vuoto profondo a metà strada fra la gola e lo stomaco, una sensazione che conosco fin troppo bene, una sensazione di abbandono fortissimo, di tristezza e di dolore. Ho passato tutta la notte a sognare di essere abbandonata da mio padre nelle più svariate situazioni solo che a questo giro oltre alla ferita lacerante dell'anima c'era qualcosa di diverso che non avevo mai provato prima: rabbia. Una rabbia forte, esplosiva, determinata. Una rabbia impotente, frustrante, evidente. Mi sono svegliata piangendo, stanca per una notte fatta di dolore, mi sono alzata e sono andata a raggomitolarmi sul divano sotto una morbida copertina. Ben presto è arrivato Mr D. che mi ha abbracciato e baciato dolcemente e poco dopo ecco il suono familiare di piedi che si avvicinano. “Auguri mamma! Ti abbiamo fatto un regalo!”
E' stato il risveglio più brutto che potesse esserci e in meno di cinque minuti si è trasformato nel risveglio più bello che potesse esserci. E' strano pensare che a quarant'anni io debba ancora fare i conti con delle ferite così antiche ma è così meraviglioso avere accanto una splendida famiglia che mi fa capire come ora sia tutto diverso.

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