lunedì 17 giugno 2019

Non esiste nulla di più atroce

Probabilmente sono scoppiata perché ho trattenuto troppo a lungo per paura di un dolore travolgente e poco controllabile. E in effetti così è stato. Quando mi è arrivata la notizia ero a casa da sola, consapevole che sarei stata sola per due giorni mentre Mr D. e le bimbolotte se la sarebbero spassate al mare. Ho sentito un nodo allo stomaco e alla gola, un dolore forte al petto e ho deciso che semplicemente non ci avrei pensato, perché anche solo pensare che certe cose possano davvero succedere ti dilaniano dentro. Non ho neanche pensato a come dirlo alla piccolotta, ma avrei come sempre trovato un modo. Ho passato tutto il fine settimana a ricacciare indietro quella sensazione, chiudendomi in uno strano mutismo che non è proprio da me. Mi ero immaginata due giorni fra amici, piscine e sorrisi, li ho passati invece andando avanti e indietro da San Luca stremando il mio corpo e rendendomi conto che per anche 8 ore di fila non avevo aperto bocca con nessuno. Quando sono tornati a casa, dopo una festa interminabile fatta di abbracci, baci e parole dolci intrise di mancanza, ho preso da parte entrambe le mie figlie e ho tentato di spiegare loro l'inspiegabile. Come dire a una bambina di 7 anni che un suo amico è morto? Come spiegarle che certe cose possono accadere e che il mondo rimane sempre un posto bello e meraviglioso? Mentre cercavo di parlare con lei nel modo più sereno possibile, ecco tutte le immagini che avevo sepolto dentro di me affiorare come un fiume in piena, tutti i racconti che mi erano arrivati in quei due giorni mi affollavano la mente, subdoli e bastardi. Rivedevo l'incidente d'auto, il padre urlare disperato con in braccio il suo piccoletto senza vita, rivedevo il pulmino pieno di bambini qualche macchina più in giù che osservava la scena, con il loro allenatore che scendeva per dare una mano e tornava coperto di sangue. Ho resistito, non so come io abbia fatto, ho consolato mia figlia, ho risposto a tutte le sue domande e dopo quella che mi è sembrata una serata interminabile l'ho messa a letto aspettando che si addormentasse con me al suo fianco. Ed è stato lì, sentendo il suo respiro farsi sempre più pesante e regolare, che non ho più retto. Mi sono alzata barcollando, ho raggiunto Mr D. e ho pianto. Ho pianto tanto, ho pianto troppo, mentre un dolore allucinante mi invadeva le viscere. Ho pianto fino a svuotarmi e addormentarmi stremata sul letto. Pensieri allucinanti mi hanno invaso la mente, incapace di controllarli. Non esiste nulla di più atroce che perdere un figlio. Nulla.

5 commenti:

  1. Mi dispiace spetti. Un abbraccio a te, la piccola e a quei genitori

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  2. Il giocatore di basket, vero? Che tragedia! Un abbraccio

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  3. Onestamente Spettinata, al di lá della terribile tragedia personale quell' incidente lí ha aspetti molto poco chiari : il tipo praticamente si è schiantato col suv su di un camioncino degli addetti alla manutenzione del verde pubblico "fermo" e parcheggiato al bordo della strada. Come ha fatto mi chiedo ... dormiva... parlava al telefono ...!? Insomma meno male che non ha steso altre persone. Mi spiace moltissimo per il bambino di 7 anni povera anima innocente. Che fine assurda.

    Saluti,
    Vedetta

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  4. Francamente a me non interessa di chi sia la colpa, non sono stata male per quello ma perché una piccola vita ora non c'è più e, da madre, so quanto questo possa dilaniare dentro.

    Davvero :(

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