Probabilmente sono
scoppiata perché ho trattenuto troppo a lungo per paura di un dolore
travolgente e poco controllabile. E in effetti così è stato. Quando
mi è arrivata la notizia ero a casa da sola, consapevole che sarei
stata sola per due giorni mentre Mr D. e le bimbolotte se la
sarebbero spassate al mare. Ho sentito un nodo allo stomaco e alla
gola, un dolore forte al petto e ho deciso che semplicemente non ci
avrei pensato, perché anche solo pensare che certe cose possano
davvero succedere ti dilaniano dentro. Non ho neanche pensato a come
dirlo alla piccolotta, ma avrei come sempre trovato un modo. Ho
passato tutto il fine settimana a ricacciare indietro quella
sensazione, chiudendomi in uno strano mutismo che non è proprio da
me. Mi ero immaginata due giorni fra amici, piscine e sorrisi, li ho
passati invece andando avanti e indietro da San Luca stremando il mio
corpo e rendendomi conto che per anche 8 ore di fila non avevo aperto
bocca con nessuno. Quando sono tornati a casa, dopo una festa
interminabile fatta di abbracci, baci e parole dolci intrise di
mancanza, ho preso da parte entrambe le mie figlie e ho tentato di
spiegare loro l'inspiegabile. Come dire a una bambina di 7 anni che
un suo amico è morto? Come spiegarle che certe cose possono accadere
e che il mondo rimane sempre un posto bello e meraviglioso? Mentre
cercavo di parlare con lei nel modo più sereno possibile, ecco tutte
le immagini che avevo sepolto dentro di me affiorare come un fiume in
piena, tutti i racconti che mi erano arrivati in quei due giorni mi
affollavano la mente, subdoli e bastardi. Rivedevo l'incidente
d'auto, il padre urlare disperato con in braccio il suo piccoletto
senza vita, rivedevo il pulmino pieno di bambini qualche macchina più
in giù che osservava la scena, con il loro allenatore che scendeva
per dare una mano e tornava coperto di sangue. Ho resistito, non so
come io abbia fatto, ho consolato mia figlia, ho risposto a tutte le
sue domande e dopo quella che mi è sembrata una serata interminabile
l'ho messa a letto aspettando che si addormentasse con me al suo
fianco. Ed è stato lì, sentendo il suo respiro farsi sempre più
pesante e regolare, che non ho più retto. Mi sono alzata
barcollando, ho raggiunto Mr D. e ho pianto. Ho pianto tanto, ho
pianto troppo, mentre un dolore allucinante mi invadeva le viscere.
Ho pianto fino a svuotarmi e addormentarmi stremata sul letto.
Pensieri allucinanti mi hanno invaso la mente, incapace di
controllarli. Non esiste nulla di più atroce che perdere un figlio.
Nulla.
Mi dispiace spetti. Un abbraccio a te, la piccola e a quei genitori
RispondiEliminaUn abbraccio grandissimo!
RispondiEliminaIl giocatore di basket, vero? Che tragedia! Un abbraccio
RispondiEliminaOnestamente Spettinata, al di lá della terribile tragedia personale quell' incidente lí ha aspetti molto poco chiari : il tipo praticamente si è schiantato col suv su di un camioncino degli addetti alla manutenzione del verde pubblico "fermo" e parcheggiato al bordo della strada. Come ha fatto mi chiedo ... dormiva... parlava al telefono ...!? Insomma meno male che non ha steso altre persone. Mi spiace moltissimo per il bambino di 7 anni povera anima innocente. Che fine assurda.
RispondiEliminaSaluti,
Vedetta
Francamente a me non interessa di chi sia la colpa, non sono stata male per quello ma perché una piccola vita ora non c'è più e, da madre, so quanto questo possa dilaniare dentro.
RispondiEliminaDavvero :(