giovedì 2 aprile 2026

Obiettività

A volte torno lucida e mi rendo conto che nei miei confronti non sono obiettiva, sono la peggiore amica di me stessa, il peggior giudice di me stessa. Dopo quanto successo con Mr D. (vedi post qui) i dubbi mi attanagliano. Dopo le critiche da parte di altri infatti è tipico di me farmi venire tutti i dubbi del mondo e arrivare alla conclusione che forse ha ragione l'altro. Su Mr D. poi ancora di più visto che vive con me, mi conosce da vent'anni e forse è davvero la persona che più mi conosce al mondo (anche più di mia madre). Per anni è stato il mio migliore amico, in questi giorni mi chiedo se sia ancora così e nel caso se valga la pena ripensare a questa dinamica. Sarebbe tutto più giusto se io avessi un po' più di considerazione di quello che sono e di quello che faccio.

 

mercoledì 1 aprile 2026

Contiamo tutti insieme fino a 100

“Secondogenita?”

“Hum”

“Dov'è la mia bicicletta?”

“L'ho lasciata a casa della mia amica”

“Al di là del fatto che manco me l'hai chiesta, io ne ho bisogno sia domani per andare al lavoro che oggi pomeriggio perché devo accompagnare tuo fratello a nuoto”

“Ma mamma! Adesso devo andare ad allenamento e poi a mangiare da C. insieme alle altre!”

“Bene, organizzati e fa in modo che la bici sia a casa prima delle 16”

“Ma io ho da fare”

Ok, Spetti. Respira... respira... respira e conta fino a 100

“Non mi interessa, tu l'hai presa, tu me la riporti. E' tua responsabilità”

“Ma come faccio!!! Non ho tempo!”

Ok, Spetti. Respira... respira... respira e conta fino a 100

“Non mi interessa, ingegnati”

Lei non ha tempo. Lei ha da fare. Lei ha tredici anni. Respira Spetti. Respira e conta fino a 100.

Giù

A sto giro la memoria corta non arriva (vedi post qui). Ormai è passato quasi un mese (il post narra di un evento successo il 5 marzo) e ancora non riesco a passarci sopra sebbene io ci abbia davvero provato. E' un periodo costellato di attacchi d'ansia ai limiti di attacchi di panico e di ritorno prepotente ai disturbi alimentari (avrei voluto scrivere maledetti ma in realtà sono il mio campanello d'allarme). Mr D. dal canto suo è tranquillo e abbastanza sereno perché per lui è tutto risolto. Io ho provato, ci ho provato davvero ma credo che il problema sia fondamentalmente uno: la controbattuta. E' vero che Mr D. mi ha chiesto scusa, è vero che mi ha detto “lascia perdere quello che ho detto” ma è anche vero che non ha detto niente altro. Mi spiego meglio: in questo mese gli ho chiesto non so se 4 o 5 volte di argomentare: se quello che ha detto non corrisponde a quello che pensa allora mi dica cosa pensa, controbatta, argomenta e spiega. E visto che non ho ricevuto mai risposta questo mi fa pensare che quanto da lui detto fondamentalmente sia vero, che ci creda o che comunque abbia un fondo di verità (per lui) perché di fatto non mi ha detto nulla al contrario, nulla che spieghi perché quello che ha detto non sia per lui vero. Ieri sera, in seguito a una impossibilità di dormire a causa di forti attacchi d'ansia e di dca ho provato a parlargli ma ovviamente era la serata sbagliata. Me ne sono accorta quando ho sentito Mr D. imprecare e ho notato una partita di calcio in tv. Per questo non ho detto nulla, non era di certo la serata giusta. Ma visto che proprio stavo peggiorando gli ho scritto un messaggio. Il succo è quando scritto sopra: sto male, fra ansia e dca, e avrei bisogno di parlare perché a sto giro non mi passa per questo motivo sopra scritto. Vedremo. Nel frattempo cerco di non affogare nei meandri di me stessa.

lunedì 30 marzo 2026

L'AntiTempesta

Stanotte qui in città è venuto un temporalone megalodontico, quello con lampi supervicini e tuoni da scuotere le finestre. Birullulo tutto impaurito ha chiesto che andassi nel suo lettino e faticava a riaddormentarsi. Con i suoi dolci piedini sulla mia pancia e la sua manina sulla mia faccia che ogni tanto mi accarezzava il viso, l'ho coccolato e tranquillizzato mentre il temporale si stava pian pianino allontanando.

“Mamma?”

“Sì Amore mio?”

“Sei magica”

“Sono magica?”

“Sì”

“E perchè?”

“Sei aLLivata tu e il tempoLale se n'è andato”

Ed ecco a voi Spetti, l'AntiTempesta.



domenica 29 marzo 2026

La beltà

Alla Maratona di Roma il tifo era davvero supremo, soprattutto grazie all'enorme presenza di persone straniere. Ecco qui di seguito i cartelli più belli che mi ricordo di aver letto mentre correvo:

  • Worst parade ever

  • Only hot girl run the marathon

  • Même pas Jules César n’a couru 42 kilomètres. You are awesome

  • Therapy is also an option

  • The devil wears strava

giovedì 26 marzo 2026

Il momento della verità

Primogenita fra qualche mese fa 18 anni, Secondogenita fra qualche mese ne fa 14. Le due sorelle, da sempre, non potrebbero essere caratterialmente più diverse, anche se entrambe sono due brave ragazze, studiose, rispettose e brave. C'è stato un periodo della loro vita che erano anche fisicamente simili, così tanto che per strada qualcuno si confondeva se ne vedeva una salutandola con il nome dell'altra. Ora no, non è proprio possibile. Primogenita in fase di sviluppo è cambiata tantissimo: dalla mia fotocopia è passata ad essere un vero e proprio ibrido fra me e Mr D. Ha i miei occhi, le mie sopracciglia e i miei colori ma per il resto è spiccicata suo padre: capelli ricci e folti, spalle alte, viso largo, naso dritto e largo, fisico uguale identico a Mr D. Secondogenita invece, nata più simile a suo padre, pian pianino si sta trasformando e, tolti gli occhiali, assomiglia più a me tranne i colori, che ha ben mischiati nel suo dna: i suoi capelli sono un perfetto mix fra i miei, lisci lisci lisci, e quelli di suo padre, castanbiondicci, occhi uguali ai miei ma sopracciglia più simili a quelle di D., naso simile al mio, forma del viso simile alla mia. Sul fisico ancora non ci pronunciamo che è presto ma mi aspetto che faccia un rapido cambiamento, come è successo a sua sorella, e di colpo si svegli uguale a suo padre. Detto questo lei è sempre stata alta, 90 percentile in su da quando è nata. Ma complice il nuoto e il basket (o così dice la pediatra) la ragazza si preannuncia come la più alta donna di casa. A Primogenita, che ha fatto fatica ad accettare il fatto di essersi fermata a due centimetri dal superarmi, proprio non va giù e ha sempre negato questa possibilità fino a ieri quando è stata costretta a misurarsi insieme alla sorella. A parte il fatto che per convincerla ci sono volute quattro persone e una gran dose di incitamento, alla fine schiena contro schiena e livella sulle teste (grazie ing. D.) il momento della verità è infine giunto: Secondogenita ha superato Primogenita. Per ora rimane più bassa di me che sono 167cm, ma non credo durerà a molto visto che ha appena iniziato a svilupparsi. Per Primogenita la tragedia, per me tanto divertimento e tanto amore.

Inaspettata consapevolezza

Ero partita già con le mani avanti: chissenefrega del risultato, l'importante è che ti diverti, te la godi, e che ti guardi Roma da un punto di vista diverso. E così in effetti è stato. Mi sono davvero divertita, ho assaporato ogni minuto ed è stata un'esperienza meravigliosa. Quando sono andata però a vedere il mio garmin ho notato che innanzi tutto non ho corso 42km ma 43 (grazie allo zigzag degli ultimi 15km) e ho fatto un paio di calcoli che mi hanno portato a capire che se avessi seguito il percorso giusto avrei fatto anche il mio record personale. Ma chissene. La cosa che mi ha più colpito è stata la classifica generale. Io sono una runner lenta e non me ne vergogno, arrivo sempre fra gli ultimi. Quando varco il traguardo io di solito sono insieme a quattro o cinque scappati di casa, di solito decisamente più attempati di me. A questo giro mi sono resa conto che invece la gente arrivata con me era davvero tantissima. Mi sono detta fosse per via delle partenze scaglionate ma quando ho dato un occhio ai numeri sono rimasta di stucco. Degli oltre 36000 iscritti alla Maratona, circa 2000 non si sono presentati. Dei 34000 partecipanti effettivi hanno varcato il traguardo 29959 persone, dunque più di 4000 persone si sono ritirate nel corso della gara. Di quelle 29959 io sono arrivata nel primo terzo, e anche abbondantemente nel primo terzo. Sono rimasta così tanto di stucco da controllare il risultato più e più volte. Ma i numeri (e i chip) non mentono. Ho così realizzato che mentre in Italia sono una mezza schiappa, se messa in mezzo ad una massa di gente proveniente da tutto il mondo alla fine non sono così male. All'estero, si sa, la cultura del running è molto più estesa, in Italia si guarda molto al tempo, alle prestazioni, a chi arriva prima mentre all'estero l'importante è davvero riuscire ad arrivare in fondo. Lo si vede già dalla differenza di tifo per le strade, dal numero di stranieri che incitano e spronano perfetti sconosciuti rispetto all'esiguo gruppetto di persone italiane ai lati delle strade. Insoma, detta come va detta: alla fine non sono csì malaccio.

mercoledì 25 marzo 2026

Accadde venerdì ovvero Tempismo materno

Due venerdì sera fa è stata una delle sere peggiori della mia vita (vedi il post qui). Mentre ero a tavola che cercavo di mandar giù i bocconi della cena mia madre mi scrive un messaggio inutile che riguardava un budino che aveva cucinato e che forse non le era venuto bene. Erano le ore 19,56. Perché questa precisione? Perché poi mi è venuto il dubbio e sono andata a vedere gli orari. Ovviamente non ho risposto, un po' perché ero a cena, un po' perché avevo necessità di staccare da tutto e tutti. Era stata una giornata terribile e non vedevo l'ora di avere un momento per me per tirare le fila e poter finalmente “sentirmi”. Non ricevendo risposta mi chiama. Erano le ore 20,07. Erano passati 11 minuti. UNDICI. Rispondo sempre con la mia solita assurda gentilezza nonostante dentro mi sentissi morire, e pacatamente ma con garbo alla sua domanda tutto bene? Perchè non hai risposto al messaggio? le rispondo che stavamo tutti bene ma non guardo sempre il telefono, specie perché stavamo cenando. Mentre stavo chiedendo se anche lei stava bene BUM. Telefono in faccia. Sì, si è offesa e mi ha sbattuto il telefono in faccia. E lì mi sono alzata e me ne sono andata in bagno a sfogarmi in un micropianto perché proprio no dai. Quando sono tornata a tavola Secondogenita mi ha chiesto cosa fosse successo e gliel'ho spiegato e ho anche detto qualcosa come nel caso diventassi così, per favore ditemelo e ditemelo subito. Lei si è alzata e mi è venuta ad abbracciare e ha affermato “Tu non sei così. Tu sei la mamma migliore del mondo”.

Ps: mia madre è pesante, si offende per qualsiasi cosa oltre ad essere in ansia per qualsiasi cosa ed è per questo che in quarant'anni e passa ho imparato a non rispondere mai a tono, ad essere sempre gentile, a camminare sulle uova. Ma venerdì sera dopo la sua piazzata le ho scritto un messaggio dicendole che non me lo merito. No. Non mi merito un telefono in faccia perché io sono sempre gentile e disponibile, vado sempre a trovarla quando riesco e rispondo sempre quando riesco. E se ci fosse qualcosa che non va, lei lo sa perfettamente che sarebbe la prima ad essere informata (chi altri dovrei informare?). Inoltre le ho anche detto che avevo passato una giornata terribile e che avevo bisogno di dieci minuti anche solo per stare da sola con me stessa. Dopodiché l'ho informata che avrei tenuto il telefono acceso per le chiamate di emergenza ma avrei staccato internet perché avevo davvero bisogno dei miei spazi. Il giorno dopo, acceso il telefono, ho trovato delle scuse raffazzonate in cui diceva che non mi aveva chiuso il telefono in faccia ma le era caduto per terra. Una scusa davvero patetica perché palesemente falsa, perché io la riconosco la sua voce offesa, il suo tono scocciato, e riconosco quando un cellulare cade. Una scusa davvero patetica che ha ripetuto più volte anche nei giorni successivi. Pazienza pùr.

martedì 24 marzo 2026

Run Rome the Marathon – parte 1

In questi mesi ne ho sentite di tutti i colori ma un'opinione su tutte sovrastava: una maratona così grande mai più. Troppa gente, troppa calca, troppo caos. Chi aveva partecipato allo scorso anno lamentava troppo casino, così tanto casino da far prendere ad alcuni partecipanti una semplice ma ferrea decisione: “Una maratona così grande mai più”: Ero dunque partita consapevole di quello che mi sarei potuta trovar davanti: file immense, gomito a gomito, pipì tanta pipì e bagni pochi bagni e chi più ne ha più ne metta. La realtà è stata invece meravigliosa, anche se ad essere sincera la fortuna si è messa dalla mia parte. Sono arrivata sabato in un orario in cui la fila non era troppo imbarazzante (20 minuti dopo superava ogni mio peggiore incubo ma ormai io avevo già dato), la marea di gente era inimmaginabile ma bella, sorridente, passionale. Nessuna calca, nessuna mancanza d'aria. Un ristoro con bagni chimici ogni 2 chilometri circa (il mio sogno proibito) e tanta tanta allegria. In questi 42 chilometri ho visto di tutto: ho visto gente correre in infradito e un tizio vestito da armadillo, ho visto suorine e preti urlare incitando i corridori come se non ci fosse un domani, ho visto gente vomitare, gente cadere vittima dei sampietrini. Ho visto San Pietro, Castel Sant'Angelo e ho visto posti di Roma a me sconosciuti. Ho visto stranieri fare il tifo a perfetti sconosciuti, incitandoli come se fossero migliori amici. Ho visto la fatica, la gioia, lo sconforto. E ho sentito. Ho sentito tanto. Ho sentito la forza nei miei muscoli, la determinazione nella mia testa. Ho sentito i quadricipiti bruciare, i miei piedi invocare pietà. Ho sentito quanta forza ancora mi rimaneva e quanto poco ne restava alla simpatica salita messa al 42°km. Ho sentito la perfetta solitudine, la bellezza della solidarietà. Ho sentito il mio cuore aprirsi. E alla fine, alla fine di tutto, ho sentito la consapevolezza che non rientrerò nel numero di quelle persone che non vorranno mai più fare un evento così grande, anzi. Mi ero autoconvinta che sarebbe stato tutto troppo caotico per me, che adoro la quiete. Forse in qualche modo ci speravo visto che non ne potrò fare più (a causa dei mio portafoglio), ma è andata così e intanto sono grata per questa meravigliosa, splendida, fortissima esperienza di vita.

mercoledì 18 marzo 2026

La memoria corta

Uno dei magici segreti per una coppia duratura è la memoria corta. Molto corta. Molto molto corta. Venerdì pomeriggio, dopo il post che ho scritto qui, sono tornata a casa intenzionata a parlare con Mr D. Come sempre mi sono seduta e con calma (forse troppa) ho iniziato a parlare. Mi sono sentita vomitare addosso tanta rabbia e tanta cattiveria. Mi ha detto cose che non ho neanche troppa voglia di rivangare ma che mi hanno davvero ferita nel profondo, come solo una persona che ti conosce da una vita benissimo e comprende i tuoi punti deboli può fare. E' stato tremendo. E dopo aver ascoltato tutto, alla fine gli ho chiesto se avesse qualcosa di positivo da dirmi. Niente. Nulla. Nada. Sempre con calma (forse troppa) sono andata a preparare il pranzo per gli altri e poi subito sono andata a correre. Non mi sono sfogata, ho corso e basta, come un dovere da adempiere. Il resto della giornata è passato più o meno tranquillo ma quando è stato il momento di mettere a letto tutti, mi sono ritrovata da sola. Mr D. ha provato a venirmi vicino ma gli ho chiesto spazio, perché in qualche modo me lo doveva. E ho pianto. Ho pianto tanto. Ho pianto tutto quello che non avevo pianto durante la giornata che, senza ombra di dubbio, è stata una delle giornate più devastanti e pesanti della mia vita. Il giorno dopo l'ho sentito chiedere scusa “ho esagerato”. Eh sì. Ma non è bastato per far andar via dal mio cervello e dal mio cuore quello che avevo sentito su di me e che magari poteva dirmi qualcosa di carino. Sei bella mi ha risposto. Proprio un ingengere ho pensato, d'altra parte è sempre stato incapace di usare le parole, anche se quando è inkazzato le parole le sa usare fin troppo bene. La mattina di domenica mi sono svegliata con un enorme mazzo di fiori del mio colore preferito, il mazzo di fiori più grande che io abbia ricevuto, e una lettera di scuse che non era proprio il massimo (trattasi sempre di un ingegnere) ma che denotava comunque un certo impegno e un certo rammarico per quanto successo. Aveva architettato tutto con l'aiuto di Primogenita che è andata a prendere i fiori e li ha nascosti mentre io stavo con lui. Da domenica è passato qualche giorno, ci siamo riavvicinati e le cose vanno decisamente meglio. Non è proprio la quiete dopo la tempesta, siamo un po' in quella fase in cui si intravede anche un bel arcobaleno. Una volta non era così, la mia memoria era davvero fin troppo salda e cose dette potevano ferirmi per troppo tempo. Ora ho imparato che Mr D. è diverso da me. Io quando dico una cosa, anche nella rabbia più rabbia, è perché la penso davvero, lui quando si arrabbia dice cose che non pensa solo per ferire oppure le pensa ma non così pesantemente e poi comunque a mente lucida si pente. Ora ho imparato a lasciar correre, a dimenticare, e magari mi ci vogliono ore, a volte giorni, forse settimane (anche se così tanto non mi ci è ancora mai voluto) ma poi torna l'arcobaleno.