martedì 24 marzo 2026

Run Rome the Marathon – parte 1

In questi mesi ne ho sentite di tutti i colori ma un'opinione su tutte sovrastava: una maratona così grande mai più. Troppa gente, troppa calca, troppo caos. Chi aveva partecipato allo scorso anno lamentava troppo casino, così tanto casino da far prendere ad alcuni partecipanti una semplice ma ferrea decisione: “Una maratona così grande mai più”: Ero dunque partita consapevole di quello che mi sarei potuta trovar davanti: file immense, gomito a gomito, pipì tanta pipì e bagni pochi bagni e chi più ne ha più ne metta. La realtà è stata invece meravigliosa, anche se ad essere sincera la fortuna si è messa dalla mia parte. Sono arrivata sabato in un orario in cui la fila non era troppo imbarazzante (20 minuti dopo superava ogni mio peggiore incubo ma ormai io avevo già dato), la marea di gente era inimmaginabile ma bella, sorridente, passionale. Nessuna calca, nessuna mancanza d'aria. Un ristoro con bagni chimici ogni 2 chilometri circa (il mio sogno proibito) e tanta tanta allegria. In questi 42 chilometri ho visto di tutto: ho visto gente correre in infradito e un tizio vestito da armadillo, ho visto suorine e preti urlare incitando i corridori come se non ci fosse un domani, ho visto gente vomitare, gente cadere vittima dei sampietrini. Ho visto San Pietro, Castel Sant'Angelo e ho visto posti di Roma a me sconosciuti. Ho visto stranieri fare il tifo a perfetti sconosciuti, incitandoli come se fossero migliori amici. Ho visto la fatica, la gioia, lo sconforto. E ho sentito. Ho sentito tanto. Ho sentito la forza nei miei muscoli, la determinazione nella mia testa. Ho sentito i quadricipiti bruciare, i miei piedi invocare pietà. Ho sentito quanta forza ancora mi rimaneva e quanto poco ne restava alla simpatica salita messa al 42°km. Ho sentito la perfetta solitudine, la bellezza della solidarietà. Ho sentito il mio cuore aprirsi. E alla fine, alla fine di tutto, ho sentito la consapevolezza che non rientrerò nel numero di quelle persone che non vorranno mai più fare un evento così grande, anzi. Mi ero autoconvinta che sarebbe stato tutto troppo caotico per me, che adoro la quiete. Forse in qualche modo ci speravo visto che non ne potrò fare più (a causa dei mio portafoglio), ma è andata così e intanto sono grata per questa meravigliosa, splendida, fortissima esperienza di vita.

2 commenti:

Il tuo commento sarà visibile dopo l'approvazione