Io la doccia al mattino non la faccio mai, sarà perché facendo molto sport la doccia è funzionale alla pulizia post sforzo per cui non me la faccio in altri momenti ma anche quando si presenta la necessità la faccio sempre al pomeriggio. Io la doccia la facevo alla mattina solo ed esclusivamente nel periodo universitario prima degli esami. Il giorno dell'esame infatti mi alzavo prestissimo, non parlavo con nessuno, mi infilavo direttamente sotto il getto di acqua calda, mi lavavo perbenino mentre ripetevo la materia per la quale sarei stata a breve interrogata, mi asciugavo, mi vestivo e via da sola verso l'infinito e oltre. La doccia mattutina era un rito che si è ripetuto per tutti gli esami universitari e non è stato mai replicato dopo. Ma mai dire mai e l'altra mattina, complice la stanchezza da donna gravida e il fatto che obiettivamente non mi lavavo da tre giorni ieri mattina ho deciso di riprovare l'ebbrezza del getto d'acqua calda alle 7 a.m. Non ricordavo che fosse così bello, così piacevole, così unico, iniziare la giornata in questo modo. Mi ha caricato di un'insperata positività, mi ha inondato di freschezza e buonumore e mi ha fatto ricordare su quante assurde regole, soprattutto in passato, io mi fossi intrappolata inutilmente. La doccia mattutina è entrata decisamente nella mia top ten del benessere ed è assolutamente da replicare.
domenica 31 maggio 2020
giovedì 28 maggio 2020
Conseguenze sbibuliniche
Ecco cosa succede all'uscita dall'isolamento forzato di oltre due mesi:
“Eh mamma... visto che non mi allaccio più le scarpe non mi ricordo come si fa”
martedì 26 maggio 2020
-9
Mancano 9 giorni ai
risultati del DNA test e al Bi-test. Spero davvero che tutto vada
bene, spero di non dover fare altre analisi per accertarmi che tutto
vada bene, spero che fili liscio come è filato liscio per le altre
due gravidanze. Lo spero e prego, prego e spero. Detto questo mancano
anche 9 giorni dalla scoperta che divide la famiglia in due grandi
fazioni: i pro-masculo e i pro-femmena. Le mie figlie sperano
vivamente in una femminuccia, ma sospetto che Primogenita tifi in tal
senso perché spera di avere una camera tutta per sé, cosa che, nel
caso fosse maschio, nella sua testa non avrebbe. Inutile dirle che
tanto la camera in più non c'è, inutile dirle che, nel caso ci
fosse una camera in più, andrebbe comunque alla più grande e non li
divideremmo per sesso. Secondogenita non lo so, ha cambiato idea un
bel po' di volte. Se gliel'avessi chiesto due settimane fa il
maschietto era quanto di più meraviglioso potesse chiedere, ora ha
gli occhi a forma di sorella femmina. Bah. Inutile poi precisare che
Mr D. fa il tifo per il maschietto che ancora non è riuscito ad
avere nonostante i suoi sogni ormai quarantennali. Ad ogni ecografia
rivelatrice di sesso mi ha guardato sconsolato e alla seconda ricordo
un “Me l'hai fatta di nuovo” come se fossi io a dare
quella famosa y. Ma so benissimo che, qualora nascesse un'altra
pupolottina, si scioglierebbe come gelato al sole. Per me? In giro
dico che spero sia femmina ma solo per vedere la faccia di Mr D. che
si contrae in smorfie di puro terrore. In realtà non mi interessa
granché. Con la femmina andrei sul sicuro, so già che tipo di
rapporto ci sarebbe fra di noi, conoscerei bene o male le sue tappe
di crescita, il suo modo di essere donna. Con un maschio sarebbe
tutto nuovo, dovrei scoprire un tipo di rapporto che neanche riesco a
immaginare, capire i suoi bisogni di movimento e dinamicità,
comprendere il suo affetto e regolarmi quando entrerà nella fase
adolescenziale della sua vita. Comunque vada, per quanto mi riguarda,
se ci sarà la salute sarà un successo.
domenica 24 maggio 2020
Nella fase 2
Ai tempi della
pandemia mondiale, in fase 1 non si poteva fare nulla. Si stava tutto
il giorno tappati in casa, si usciva con mascherina, disinfettante e
guanti solo per estrema necessità e finita lì. Ora che siamo in
fase 2 le cose sono un pochino cambiate: si esce sempre con la
mascherina, si esce sempre col disinfettante, si cerca sempre di
uscire per necessità ma qualcosa in più è concesso, come andare a
messa. Ieri, dopo esserci prenotati online, abbiamo attraversato la
strada ed eccoci lì, nel nostro ambiente ormai familiare. Il Don è
davvero stato impeccabile, con regole ferree e puntigliose degne del
più rigido generale: dichiarare il proprio nome all'ingresso per
vedere se si è nella lista, disinfettarsi le mani prima di entrare e
prima di uscire dalla chiesa, disinfettarsi le mani prima della
comunione, niente scambio della pace, mascherina sempre e comunque,
una persona per ogni panca alternata rispetto a quella davanti, un
solo lettore con tassativo divieto di toccare microfono e leggio, un
coro poderoso ma a distanza di metri che copriva praticamente tutto
il retro dell'altare, comunione al banco con disinfettante prima e
dopo, niente offertorio, niente acqua nelle acquasantiere, niente
raccolta soldi, niente chiacchiere alla fine della messa. Io ieri
mattina ero felice di poter tornare a una seminormalità, sono
entrata in chiesa davvero con spirito di gioia e buon umore, ma alla
vista di tutto quello che è cambiato i miei occhi si sono riempiti
di lacrime. Ho trattenuto a stento il fiume, con un nodo alla gola
pazzesco mentre davanti a tutti come al solito mi apprestavo a
leggere le letture domenicali. La messa però è stata bellissima.
Felice di poter di nuovo celebrare il Don ha deciso di cambiare tutte
le carte in tavola, stravolgendo tutte le preghiere fisse e
reinterpretandole a modo suo per far sentire a lui e a noi il vero
profondo significato di quello che quasi in automatico viene di
solito pronunciato. Ha cambiato una lettura mettendola ad hoc, ha
fatto un'omelia che poco centrava col vangelo ma molto centrava con
quanto abbiamo vissuto e stiamo vivendo, ha omesso lo scambio della
pace ma ha fatto in modo che quel momento fosse davvero sentito in
comunione con tutti e ha concluso con la benedizione della domenica
di Pasqua visto che a Pasqua non abbiamo potuto riceverla. Sono
tornata a casa triste e abbattuta, come se avessi di colpo capito che
il ritorno alla normalità sarà un percorso davvero lungo e per
nulla scontato. Sono tornata a casa silenziosa e mogia e ho fatto
fatica a ritrovare il mio solito sorriso. Spero davvero che tutto si
risolva nel miglior modo possibile e nel minor tempo possibile.
giovedì 21 maggio 2020
MammaTipo
Primogenita gira in
casa ormai da mesi con un libro che è diventato una sorta di
prolungamento del suo braccio da quanto lo sta leggendo, e rileggendo
e rileggendo. Secondo questo libro, ammetto davvero ben fatto che
accompagna le bambine verso l'adolescenza più pesa, ci sono diversi
tipi di mamme: c'è la mamma chioccia, la mamma carabiniere, la mamma
a disposizione e non so quanti altre mammetipo. Ieri, la ragazza, si
è avvicinata a me e mi ha mollato il libro sulle ginocchia.
“Ecco mamma, tu
sei questa”
“Ma amore... non
sono una mammacarabiniere? Mi aspettavo una mammacarabiniere”
“Ma no mamma, tu
ogni tanto mi dici di no e sei rigida, ma ogni tanto eh... mica
sempre”
“E non sono una
mammachioccia?”
“Ma quando mai!
Mi hai sempre fatto vestire da sola, mi fai sempre sistemare la
camera per conto mio e se ho fame mi urli dall'altra stanza che posso
anche nutrirmi da sola perché la cucina è a disposizione di tutti”
“Ehm... beh....”
“E poi dai, vuoi
mettere? Ti posso dire tutto tutto e
so che mantieni i segreti come nessun altro. E poi rispetti i miei
spazi e se sono in difficoltà e te lo chiedo mi dai davvero dei
buonissimi consigli. No no, tu sei la mammamica”
Lo posso dire che
sono rimasta di stucco, che non me l'aspettavo, che mi sono commossa? Io in questi ultimo anno, complice la Psicocosa e il percorso terapeutico, mi sono riappropriata della mia vita. Ho smesso di essere una persona rigida e sempre incline al no categorico, ho iniziato ad ascoltare e a prendermi i miei spazi. Ho ricominciato a cantare e ad andare a suonare per strada, ad andare a correre in solitaria e a uscire in bicicletta. So che sono una mamma giovane rispetto alle altre mamme mie amiche, ma questo mio modo di fare io l'ho sempre vissuto con un sottofondo di senso di colpa, scambiando per egoismo quello che in realtà da mia figlia è stato percepito come indipendenza
e determinazione. La Psicocosa me lo dice ormai da mesi ma io non ci ho creduto fino a ieri, fino a quando non mi sono confrontata con mia figlia. Sono commossa. E sono felice.
mercoledì 20 maggio 2020
La teoria delle papere
Per Natale i miei
suoceri mi hanno regalato due papere che io ho subito identificato
come madre e figlia di vetro di murano trasparenti e azzurre. Non è
proprio il mio genere visto che io odio qualsiasi tipo di
soprammobile ma va bene lo stesso, è il pensiero che conta. Ma
perché proprio due papere? Io se non trovo un senso alle cose che ho
in casa proprio non riesco a tenerle... E così, ingenuamente, ho
detto a mia suocera che, nel caso ne avesse trovate altre due, me le
poteva prendere (ovviamente avrei pagato io) così avrei completato
la nostra famigliola: una papera a persona. Non mi chiedete come, non
mi chiedete perché, di papere me ne sono arrivate tre, una simile
per aspetto a quelle che mi avevano già regalato e due di un
marroncino-verdognolo malsano che proprio non mi sconfinferano. E io
ora che ci faccio con cinque papere?
Ieri, spolverando
la casa, l'illuminazione: vuoi vedere che ci hanno gufato? Vuoi
vedere che pur di farci fare il terzo nipotino ci hanno macumbato con
una papera in più? E vuoi vedere che visto che ce ne sono tre
assolutamente uguali, come io con le mie MiniMe, a sto giro è
masculo e uguale a Mr D., proprio come le due papere
marroncino-verdognole tanto simili fra loro? Fra quindici giorni
sapremo se la teoria delle papere si avvererà. Ho quasi paura.
lunedì 18 maggio 2020
Il disordine casalingo
Ogni mamma ha un
metodo educativo che ritiene più giusto per i suoi figli. Io ne ho
uno, tutto mio, e non ho intenzione di cambiarlo. Le mie figlie, come
tutte le figlie, sono disordinate. Sì, ogni tanto le aiuto a mettere
a posto ma non sono io che metto in disordine per cui pretendo che
siano loro a mettere a posto il caos generato. La frase che sento
ripetere più spesso in casa mia è: Mamma? Non trovo pincopallo,
sai dov'è? E la risposta che più spesso ripeto è: No amore
mio, se fossi più ordinata probabilmente lo sapresti.
Oggi Primogenita,
il disordine fatta a persona, Miss Tantononserveanientemettereaposto, non trova il suo libro di musica.
Ha detto: A
qualcuno frega?
Io ho risposto: No
E ha protestato così, come una balenottera spiaggiata semidepressa.
Sono una pessima
madre, ma alla sua immobilità ho riso così forte che è scattata l'ilarità generale.
giovedì 14 maggio 2020
E son 39
Chi mi conosce sa
quanto io ci tenga al compleanno, per me rimane la festa più
importante di tutte. Mi piace prendermi un giorno di ferie, passare
il tempo come più mi piace e festeggiare con le persone alle quali
tengo. Quest'anno, complice la pandemia mondiale, i piani non sono
andati come solito ma a sorpresa è stato uno dei più bei compleanni
di sempre. Mi sono svegliata con la faccia da zombie come sempre ma
ad aspettarmi c'era la mia famiglia che mi ha sbattuto a forza sul
divano, mi ha piazzato in testa il consueto cappello a forma di torta
e candeline, ha acceso la tv e mi ha dato il mio biglietto: un
filmato di circa 30 minuti con tutti gli amici e i parenti più cari
che hanno registrato per me gli auguri di compleanno, seguito da un
montaggio di fotografie degli ultimi 14 anni passati con Mr D (una
foto per ogni mese). Mi sono commossa e ho pianto come una bambina.
Il marito ha lavorato al montaggio fino alle 3 e mezza del mattino
senza farmi sospettare nulla “E' lavoro tesoro, vai a letto, io
arrivo” e ho ricordato in un attimo la canzone che cantai al mio
matrimonio dedicandola a lui “Ma c'è di buono che al momento
giusto tu sai diventare in un altro. In un attimo tu, sei grande
grande grande e le mie pene io non me le ricordo più”. In una
valle di lacrime ho scartato un regalo assolutamente inaspettato
arrivato da una delle mie più care amiche con il seguente biglietto
“Non sarà di certo una pandemia mondiale a impedirci di
festeggiare il tuo compleanno” seguito dal regalo del mio amorevole
trio, un chiama-angeli con l'albero della vita. Meraviglioso. Ho
passato la mattina con un sorriso da ebete sulla faccia,
apparentemente in ferie ma realmente attaccata al sedere di Sbibulina
che voleva passare tutta la mattina con la sua mamma, appiccicata
mentre faceva i compiti, mentre andava in bagno, mentre leggeva,
mentre disegnava. Il pomeriggio è passato in fretta con un gustoso
film guardato con le bimbe con patatine di contorno e si è concluso
con un paio di video chiamate delle amiche più care (birra-fanta
alla mano), qualche affacciata alla finestra a causa di qualche matto
amico che è comunque passato a farmi gli auguri e un simpatico
spettacolo durato quasi 45 minuti delle mie figlie che hanno deciso
di cantarmi tutto il repertorio sonoro da loro conosciuto. E' stato
un compleanno speciale, ricco di emozioni, di commozioni e di
felicità. E se non ci fosse stata una pandemia mondiale non avrei
uno splendido filmato che mi ricorda quanti amici speciali ho e che
famiglia meravigliosa ci siamo costruiti.
Sono felice.
lunedì 11 maggio 2020
giovedì 7 maggio 2020
Cioè praticamenteeeeee
Sentire Primogenita
che ripete una qualsiasi materia orale a volte ha dell'assurdo perché
i suoi intercalari sono assidui e a volta fastidiosi. Il suo cioè
praticamenteeeeee si ripete con un'insistenza degna di un
ossessivo compulsivo e nonostante io glielo faccia notare per
correggere tale modo di fare e stimolare una dialettica fluente e
corretta, la ragazza continua imperterrita a cioèpraticamentare. Ma
poi, durante questa forzata scuola a casa, ho scoperto che mia figlia
non è l'unica a usare tale espressione. Siamo onesti: tutte le
ragazzine della sua età, tutte, sono un cioè praticamenteeeeee
vivente. Cioè praticamente mi sento fra il rassicurato e il
rassegnato.
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