Due
giorni fa, dalla Psicocosa, si è deciso di diminuire le sedute
dimezzandole, ovvero una ogni due settimane. Di comune accordo,
decisione indolore. Quasi tutti i tasselli stanno tornando lentamente
al loro posto, le cose da affrontare sono sempre meno e la malattia
quasi non si può più considerare tale anche se ci sono cose dalle
quali non guarirò mai. Gli ultimi nodi emersi hanno tuttavia in
comune un'unico grande delineato filo rosso: il passato nel presente.
Il mio passato travagliato fatto di contraddizioni e di abbandoni mi
ha così profondamente segnato da influenzare totalmente il mio
presente, spingendolo così tanto che per eliminare i miei malesseri
mi devo costantemente ricordare che ora non vivo più là, che ora
non sono più con quelle persone e che ciò che è passato ora non esiste più. E' un lavoro costante, a volte stancante, ma che dà
decisamente i suoi frutti. Questo tipo di impegno fino ad ora era
stato limitato al rapporto coi miei familiari, in particolare con mio
padre, mia nonna e mia madre ma adesso è venuto fuori che purtroppo
trattengo un'impronta sbagliata anche su altre cose che ormai non
hanno più motivo di esistere. Una di queste, sempre mastodontica, è
il momento dedicato al mangiare. Ora non occorre più mangiare in
fretta, ingurgitare tutto senza assaggiare, non occorre più finire
per forza il piatto che hai davanti o fuggire appena si è finito il
pasto. Ci sto lavorando ma mi sembra un'altra montagna da
affrontare, ancora un'altra montagna... dopo tutte quelle che in
questo anno e mezzo ho scalato. La cosa però che mi lascia perplessa
è il motivo per cui lo faccio. C'è ancora infatti una parte di me,
una parte che si fa sentire prepotente e fastidiosa, una parte che
ormai non ha più motivo di esistere ma che c'è ancora e che è
assai rumorosa, che mi dice di fare questo per dimagrire, che mi
spinge a mangiare piano perché magari così mangio meno e così
miglioro nel fisico. Una parte irrazionale, completamente insensata,
ancora legata a una malattia che ormai è quasi del tutto svanita.
Lavoro su come mangio da quando ho iniziato ad andare al centro DCA,
ricordo ancora i “compiti per le vacanze” che mi hanno dato due
estati fa ed era pieno di tanti piccoli punti su come approcciarsi a
tavola. Ma ora è diverso, ora si lavora di fino, ora il lavoro è
più profondo e a me sembra sempre di lavorarci per il motivo
sbagliato.