martedì 14 ottobre 2025

Stracciona eco-friendly

C'è chi mi definirebbe estremamente eco-friendly, chi solo stracciona ma di fatto io non compro vestiti. Il 95% delle cose che indosso sono usate, passate da amici, parenti o conoscenti che annoiati me le hanno date sicuri che ne avrei fatto buon uso. Ad eccezione dunque della biancheria intima, il mio armadio è un'accozzaglia di roba quasi mai scelta e assolutamente essenziale tant'è che il famoso cambio di stagione si riduce a una decina di minuti impiegati giusto per spostare quelle due cose che ho da una parte all'altra di un armadio a un'anta. Da un certo punto di vista questa cosa mi piace davvero tanto, le cose mi durano decenni e quasi mai sento necessità di comprare qualcosa di nuovo, ma ci sono giorni invece che la cosa mi pesa. Non so capire se coincidano con oscillazioni ormonali da oggimivedopropriocessa oppure no ma in genere basta un orecchino abbinato a una sciarpa per farmi ritrovare l'equilibrio. Non male dai.

lunedì 13 ottobre 2025

Assonanze

“Allora Birullulo facciamo un gioco. Io ti dico una serie di parole e tu mi devi dire che numero ti ricordano, ok?”

“Sì”

“Hai capito il gioco?”

“Sì”

“Allora. Prima ripassiamo i numeri che sono 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9 – 10. Ok?”

“Sì”

“Allora ti dico delle parole e tu dimmi che numero ti ricordano”

“Sì”

“Bassotto.... cerotto... biscotto... canotto”

… … …

“Te le ripeto amore: BassOTTO, cerOTTO, biscOTTO, canOTTO. Che numero ti viene in mente?”

“27”

Ooooooook.

domenica 12 ottobre 2025

Rabbia

 
Il mio rapporto con la rabbia è sempre stato estremamente complicato ma basta guardare il rapporto che ha mio padre con la sua di rabbia per capirne il perché. A 17 anni ricordo che aspettavo l'autobus per andare a scuola e questo non arrivava. Ero frustrata e arabbiata profondamente quando una luce stile Blues Borthers mi ha illuminato dall'alto e mi ha fatto capire che la mia rabbia non avrebbe fatto arrivare l'autobus prima. Da quel momento non mi sono più arrabbiata. Più. Mai più. Fino a che non sono entrata in terapia. Mio padre è l'esatto opposto. Tiene tiene tiene (a suo dire tantissimo, a dire del mondo intero manco due minuti) e poi esplode come solo lui sa fare, tirando fuori il peggio del peggio del peggio. Tornando a noi. Anni di terapia comunque hanno dato i loro frutti. Adesso capita che io mi arrabbi e quasi sempre reagisco in modo tutto sommato pacato e comprensivo ma è dovuto ad una scelta e non a una repressione. Questo mio modo di fare così zen tuttavia ieri è crollato miseramente. Era capitato tempo fa che sulla ciclabile che percorro tutti i giorni un monopattino elettrico mi fosse venuto addosso dritto dritto nella mia corsia. Caduti a terra entrambi il ragazzino mi ha aggredito verbalmente quando, in modo pacato, gli ho fatto notare che era evidente che fosse venuto nella mia corsia, bastava guardare per terra, ma poco importava, l'importante era che stesse bene. Si è alzato e se ne è andato senza manco aiutarmi. Vabbeh. Ieri è successa una cosa molto simile. Stavo percorrendo la ciclabile quando un signore nella mia corsia mi è venuto praticamente addosso. Mi sono spostata nella sua di corsia e mi sono fermata. Stesso copione: questo si inkazza con me. Gli ho fatto notare indicando per terra che era lui nella mia corsia e quando ha iniziato a ribattere ho deciso: a questo giro no. No no e poi no. Come faccio quando sgrido i miei figli, ho unito indice e pollice della mano sinistra, con le altre dita dritte dritte l'ho guardato negli occhi gli ho detto NO. No. Non poteva aver ragione, bastava guardare per terra. Questa persona ha continuato a urlare direi inutilmente visto che ero palesemente dalla parte della ragione e mentre ho ripreso a pedalare ho continuato a ribadire la mia posizione: No, nel torto c'era lui. Quando sono tornata a casa e ho raccontato l'accaduto a Mr D., era così stupito che mi ha abbracciato. Quando ho raccontato l'accaduto alla mia migliore amica prima si è fatta incredula poi, quando gliel'ho confermato, si è messa a saltellare sul posto lodando la mia bravura. Eh a sto giro No. No no e poi no.

giovedì 9 ottobre 2025

Neologismi birulluleschi

“Maaaaaaamma!!!”

“Sì Birullulo?”

“Sto male male male!!”

“Beh, e che hai!”

“Ho il caNotto!!”

“Ehm... scusa?”

“Il caNotto mamma!”

“Il CANOTTO?”

“Sì. Ho tanto tanto tanto mal di pancia”

Non nascondo di averci messo 10 minuti buoni prima di comprendere che bastava sostutire la sua N con una G.

mercoledì 8 ottobre 2025

L'ignuraaaanza

“Hai corso una mezza vero ultimamente?”
“Sì sì”
“E com'è andata?”
“Ah benissimo! Ho fatto il mio record personale in questa gara, sono molto molto contenta. Mi sono divertita parecchio”
“E sei arrivata prima?”
“Ehm... no”
“Come no?”
“Beh, no. Io sono lenta. Ma anche se non fossi lenta è quasi impossibile arrivare fra i primi”
“E va a categorie?”
“Sì sì, io sono fra le donne fra i 40 e i 45 anni”
“E nella tua categoria sei arrivata prima?”
“Ehm... no”
“Come no?”
“A dire la verità di solito sono fra le ultime”
“Beh scusa ma allora perché corri? Tanto non vinci mai”
… … …

martedì 7 ottobre 2025

Tecniche sopraffine

Con tre figli sul groppone di tre età così disparate fra loro si può solo immaginare la mole di persone che siamo venuti a conoscere nell'arco di 17 anni. Fra nido-materna-elementari-medie e superiori conosciamo una infinità di persone ma purtroppo non è una qualità di Mr D. riuscire a ricordarsi di tutte. Io grazie al cielo ancora ho una buona memoria in queste cose ma Mr D. che non l'ha mai avuta, arriva a fare strafalcioni degni della migliore soap opera americana. Al di là del fatto che dimentica nomi e facce di amici anche intimi dei nostri figli, se si allarga tutto ai genitori ecco che la possibilità di fare figure di m. diventa esponenziale. Proprio per questo, negli anni è stata affinata una tecnica quasi infallibile che gli permette di non scivolare nel ridicolo-scortese e sabato sera è stata messa in atto con tutta la nonchalance possibile. Invitati a un cinquantesimo di una mamma di una amica di Primogenita delle elementari, abbiamo subito compreso che siamo stati due dei pochi eletti. La festa racchiudeva non più di una ventina di persone, alcune sconosciute altre invece note. A metà serata, mentre si mangiava, beveva e chiacchierava, varca la soglia una coppia inaspettata. Sorrido nel vederli e esclamo “Eh guarda chi c'è!”. Mr D. si volta, occhi spalancati, terrore sul volto. “Oddio! Li devo salutare? Li saluto? Li conosciamo?”. Sempre sorridendo guardando da tutt'altra parte che non sia la faccia di mio marito sussurro un SI deciso nella speranza che mi senta lui ma non il resto del mondo. Lo vedo alzarsi, tendere la mano ed esclamare un “Cariiiiiissimi!!!”. Sarebbe stato tutto bello se a questa scenetta non avessero assistito gli altri amici presenti di fianco a noi che si son fatti tutti una sonora risata.

Dammi un RRRRRR – Un che? - Un RRRRRRR

Ieri Birullulo ha detto la sua prima R. Ricordo che le ragazze la dissero intorno ai 4 anni, ricordo in particolare Primogenita visto che ha un nome e un cognome che di R ne ha parecchie ed ero abbastanza terrorizzata che mi crescesse con la R moscia. Ieri dunque è stato il turno del piccolino, che ha arrotato un sonoro quattRo. Sta davvero davvero crescendo tanto, l'Amore mio.

domenica 5 ottobre 2025

Umana gente bel paese

La corsa assume un significato diverso per ognuno di noi. Per me è concentrazione, meditazione, solitudine, sfida, felicità, autoascolto. Ma mai mi sarei immaginata che la corsa potesse regalarmi qualcosa di più. Sono quasi dieci anni che corro lunghe distante e con costanza ma pensavo che ormai fosse tutto qui. E invece no. Perché nelle lunghe distanze in gara ci si ritrova quasi sempre di fianco a persone sconosciute che hanno il tuo stesso ritmo o che si incollano a te per tenere il tuo stesso ritmo ed essere spronate ad arrivare fino in fondo. E se a quelle persone regali spazio puoi conoscere le loro storie, le loro vite, i loro sogni, il loro passato e i loro desideri di futuro. Alla Cesena-Cesenatico mi si è affiancato ad esempio un signore. 79 anni, medico in pensione, a 18 anni è partito dalla Siria per venire a studiare a Bologna considerata già all'epoca una delle migliori università possibili. Mi ha raccontato la storia d'amore con sua moglie, un colpo di fulmine quando lui aveva appena 19 anni e lei 17. Mi ha raccontato come da quel momento non si siano più separati tant'è che lei lo avrebbe poi accolto al traguardo. Primo, secondo o al massimo terzo nella sua categoria, questo pensionato super in forma ha regalato la sua storia a me, una perfetta sconosciuta che lo ha spronato fino al 16° chilometro per poi salutarlo e accelerare verso il traguardo. E chi avrebbe mai pensato che la corsa fosse anche questo: conoscenza dell'altro.

giovedì 2 ottobre 2025

La magia delle scarpe

Rispondo a una domanda di qualche giorno fa: Ma come faccio a far durare così tanto un paio di scarpe? (vedi post qui).

In effetti un paio di scarpe mi dura davvero tantissimo ma fondamentalmente è perché corro. Io corro corro corro e macino chilometri e chilometri e chilometri sia che io mi stia allenando per una maratona sia che io stia semplicemente nei mesi di scarico. Nel periodo più intenso che va dall'autunno alla primavera compresi, dopo essermi allenata, la maggior parte delle volte ho male alle dita e non posso fare altro che fare una semplice cosa: non mettermi le scarpe. E se proprio devo uscire mi metto o delle infradito (così le mie dita non sbattono contro nulla) oppure delle altre scarpe da corsa che ormai non uso più perché scariche (e come è noto le scarpe da corsa vanno prese più grandi per cui le mie dita non toccano quasi). Se sommiamo tutto si può ben capire quanto in realtà nell'arco di un anno io usi pochissimo le scarpe “tradizionali”. Avevo ad esempio un paio di Vans passate da Primogenita che, nella fase di crescita del piede, non le stavano più. Le ho prese io che erano già belle sfatte ma è stato bellissimo: erano diventate le mie scarpe comfort zone. Dopo la corsa per uscire mi mettevo sempre quelle perché piatte sotto e larghe sulle punte. Mi saranno durate sì e no due anni. E' vero che mi erano già arrivate sbrindellate ma io ci ho dato una bella botta. In conclusione nessuna magia: solo infradito e scarpe da corsa vecchiarelle e voilà! Tutto il resto si usa meno.

mercoledì 1 ottobre 2025

Il giudizio di me stessa su me stessa

Decenni e decenni di disturbi alimentari, decenni e decenni di visione distorta del mio corpo seguiti da anni e anni di terapia mi hanno portata ad oggi ad uno strano equilibrio che non ho idea di quanto possa durare perché di fatto non ci penso e non ne ho piena consapevolezza. Mi sono resa conto infatti che quasi sempre mi vado bene così. Non che il mio fisico sia cambiato o che io mi veda più magra di quanto non vedessi prima, semplicemente non mi interessa, non do peso al mio giudizio su me stessa. Ed è questa la grande rivoluzione. Perché io sono sempre stata il peggior giudice, sempre presente, costantemente con gli occhi d'avvoltoio puntanti su di me a scovare ogni minimo difetto, ogni imperfezione, ogni piega. Ci sono giorni ovviamente che mi vedo proprio cessa, oh, capita bene o male a tutti credo. Però mi rendo conto che non dipende da me e che semplicemente è una visione distorta che ho in quel momento causata o dalla stanchezza o semplicemente dagli ormoni. Non mi scoraggio, non mi deprimo, ma semplicemente accetto queste giornate con la consapevolezza che non sono altro che momenti e che in breve tempo passeranno. Non do dunque più peso al giudizio che do di me stessa su me stessa e per me tutto questo è davvero un enorme passo avanti verso la serenità.