Normalmente non
abbiamo poi tante cose da fare, la solita routine, i soliti impegni
ormai ben rodati. Come avevo scritto nel post precedente invece,
questa è la settimana del caos e si sta rivelando tale, non tanto
per le cose che erano state ormai programmate, sebbene siano duecento
e sebbene siano assolutamente fuori dal comune, quanto per gli
imprevisti. Come alcuni di voi avranno letto il concerto al quale
dovevamo andare è stato annullato (non senza qualche improperio
neanche troppo velato o troppo sottovoce da parte della
sottoscritta). Per un caso davvero fortuito lo sono venuta a sapere
un'oretta prima sennò ci saremmo presentati davanti al portone del
palazzetto carichi a molla, muniti di zaino, panini e biglietti per
poi scoprire in loco la sfiga. Ieri era invece un'altra di quelle
giornate allucinanti in cui avevo programmato tutto al dettaglio, o
quasi tutto. Non avevo infatti programmato il fatto che la mia
roccia, mio suocero, potesse stare male. Mio suocero è l'unica
persona sulla quale possiamo fare affidamento per tenere le
bimbolotte, è l'unico disponibile dei quattro (o, nel caso nostro,
sei) nonni. E' colui che ogni volta che sorge un imprevisto viene a
casa a badare a loro, quando si ammalano o quando la scuola è
chiusa, insomma sempre. Abbiamo una catechista che quando teniamo il
corso fidanzati ci tiene le bambine (il nonno non lo smuoviamo mai di
sera) ma ovviamente l'unica settimana in cui cade la sua gita
scolastica indovinate qual'è? Fatto sta che il RocciaNonno è stato
male, è stato portato in ambulanza al pronto soccorso e attualmente
è ricoverato al Reparto di Medicina d'Urgenza. Per fortuna (adesso
lo sappiamo, ma ieri no) niente di grave. Ovviamente ieri, che già
sarebbe stata una giornata caotica di suo, è stata una giornata a
dir poco allucinante (ma è davvero dir poco). Oggi ho l'inutile
incontro gratuito al centro dca e per riuscire a piazzare le bambine
e non portarmele dietro ho smosso mari e monti: ho fatto il calcolo e
ho passato circa un'ora e mezza al telefono come una disperata per
cercare qualche pia mamma che mi desse una mano. In tutto ciò però
devo dire che un lato positivo c'è: non ho avuto modo né di disdire
l'appuntamento di oggi né di pensarci troppo.
mercoledì 18 aprile 2018
domenica 15 aprile 2018
Il primo concerto non si scorda mai
Se riuscirò a
sopravvivere a questa settimana direi che sarà già un bel traguardo
non tanto dal punto di vista lavorativo, quanto dal punto di vista
pomeridianserale. Questa settimana inizio dal concerto di Jovanotti,
passo per l'appuntamento gratuito al centro dca e concludo con
l'udienza del Papa a Roma passando per colloqui con gli insegnanti,
arrivo e partenza di mia madre con conseguenze scorrazzamento
aeroporto-commissioni-casa-aeroporto, allenamenti di pallavolo e
incontri (notare il plurale) del corso fidanzati. Tralascio gli altri
duecento impegni perché non ho voglia di stillare un elenco ma sono
già stanca al solo pensiero.
Oggi pomeriggio la
scaletta prevede: ritiro cinne dopo il pranzo per farle riposare,
psycocolloquio con il Don, preparazione zainocena, concerto di
Jovanotti, collasso lettifero. Questo sarà il primo vero e proprio
concerto per le bimbolotte e io lo so: il primo concerto non si
scorda mai. Essendo figlia di una proprietaria di un negozio di
dischi e di un uomo multistrumentale la musica è sempre stata il mio
pane fin da piccola (grazie anche al fatto che mia madre aveva tutti
i biglietti di tutti i concerti a prezzi davvero irrisori). A sedici
anni, da sola, sono andata al concerto degli U2 a Reggio Emilia
(200.000 persone). Al solo pensiero, ora che son mamma,
rabbrividisco.
E ora che inizio a
passare la mia passione alle bimbe sono caricammmmmolla. Secondo me
ci divertiremo da matti.
venerdì 13 aprile 2018
Effetto Boxxo
L'Effetto Boxxo
prende il nome da un personaggio che conosco ormai da anni e che
frequenta la palestra in cui vado. Boxxo è un geologo
quarantacinquenne che si è dato alla scrittura di tre romanzi. Sono
anni che ce la mena coi suoi scritti, che ne parla giornalmente, che
mi domanda quando li leggerò in virtù del mio passato lavoro.
Capitan America, altro affezionato frequentatore della palestra, ha
avuto la malaugurata idea di comperarsi tutta l'opera omnia, di
leggersela e di tenerla in casa sua e ha deciso, probabilmente per
punirmi per qualche azione commessa in una passata vita, di
sbolognarmi tutti i libri in modo che io potessi dare un parere
critico competente. Ho finito i tre libri in tre giorni non per
passione ma perché, approcciato il primo tomo, mi sono resa conto di
quanto male scrivesse e di quanto brutta fosse la trama per cui
meglio togliersi il dente subito che soffrire per giorni e giorni.
Detto questo mi sono presentata in palestra e il Boxxo, sorridente e
sicuro di sé, mi ha chiesto un parere. Ho cercato di essere il più
gentile possibile senza tuttavia nascondere il fatto che la
punteggiatura è usata in modo non proprio buono, che la trama è la
stessa per due libri su tre e che, in generale, non è che mi abbiano
appassionato tantissimo. Ho pesato le parole, ho detto tutto con un
sorriso e ho concluso con qualcosa del tipo che in fondo non erano
male. Eccolo, l'Effetto Boxxo.
L'Effetto Boxxo è
quel fenomeno per cui tu sottoponi una tua creazione o un tuo lato
caratteriale o fisico al giudizio di altri e questi, pur di non
metterti in imbarazzo o non ferirti, commentano in modo positivo
qualcosa che a loro fa schifo.
Io ho il TERRORE
dell'Effetto Boxxo, come uno spettro lo vedo ovunque qualcuno mi
propini un complimento. Non parliamo poi quando qualcuno viene a
contatto con qualche mia registrazione canora. Il Terrore
dell'Effetto Boxxo mi perseguita da tutta la vita, chissà se se ne
andrà mai.
giovedì 12 aprile 2018
Controproducente
Secondo me non ha
senso che il capo dia contro ai dipendenti a meno di sbagli madornali
da parte di questi ultimi. Nell'ambiente lavorativo, come in altre
situazioni, per me è molto più produttiva la spinta positiva ma non
sempre (diciamo quasi mai) questa cosa si concretizza nel quotidiano
di ognuno di noi.
Questa mattina sono
arrivata in ufficio e mentre mi confrontavo con una mia collega ho
scoperto che ieri uno dei miei capi, quello psicopatico se vogliamo
essere precisi, ha sottolineato che non è bene alleggerirmi il
carico di lavoro (n.b. Io in tre mesi ho fatto 5 giorni in più di
straordinari per star dietro a tutto) perché, parole sue, me lo devo
pur guadagnare lo stipendio. Il tono era di colui che pensa che io
non faccio un kazzo dalla mattina alla sera. Dopo averci riso su
(perché vi assicuro che è meglio prenderla al ridere piuttosto che
sfanculizzarlo subito) e aver per un momento pensato che avesse
ragione (no vabbeh, sono patologica) ho razionalizzato il tutto:
probabilmente lo stronzo crede che in cinque ore di lavoro al giorno
io mi giri i pollici perché se uno non lavora almeno dieci ore non
conta un kazzo. Non lo so. Quello che però non capisce è questo:
secondo voi oggi che voglia ho io di lavorare? Che voglia ho io di
dare il duecento per cento come faccio sempre? La risposta è
semplice. E così alle dieci, visto che non mi guadagno lo stipendio,
sono uscita a prendermi un caffè con calma e senza fretta.
Per me, un
comportamento simile, oltre che essere controproducente, è sintomo
di un alto livello di stupidità. Complimenti.
martedì 10 aprile 2018
Il desiderincubo
Ieri pomeriggio mi
ha contattato la compagna del Conte la quale, per il compleanno del
mio bassista, voleva organizzargli una sorpresa che potrebbe essere
così riassunta: il desiderincubo della Spettinata. Sono anni che non
canto più in pubblico, l'ultima volta è stata al mio matrimonio
sette anni fa e se contiamo invece quanti anni sono passati da quando
lo facevo con regolarità fra palchi e serate, beh, io direi almeno
tredici. In questi anni sono cambiate molte cose, una fra tutti
proprio questa. A farla breve: la compagna del Conte ha pensato di
andare in Comune a Bologna, chiedere i permessi, organizzare il
trasporto e il montaggio della strumentazione in modo che a noi non
rimanga altro da fare che andare là e suonare. Si tratterebbe di
ingannare il festeggiato facendogli credere di uscire per un
aperitivo quando in realtà andremo a suonare in strada dove ci sarà
un lauto pubblico di conoscenti e un altrettanto lauto pubblico di
sconosciuti (visto che saremo ahimé in via Rizzoli in un orario a
dir poco pieno in una pre-serata di inizio estate).
“Eh? Secondo te
gli piacerebbe?”
“... … ...”
“Eh?”
“Beh... Sì...
credo proprio di si”
“Eh ma tu cosa ne
pensi Spetti? Eh? Cosa ne pensi?”
“... … …”
“Cioè a te e a
gli altri starebbe bene? Eh? Vi piacerebbe?”
“... … …
Lascia che io ne parli con gli altri quando il Conte non c'è poi ti
aggiorno”
La povera
malcapitata non sa che mi ha messo davanti a una delle paure più
grandi che ho. Non so perché sono cambiata così tanto in questi
anni, non so perché le insicurezze si sono centuplicate in questi
anni, ma il solo pensiero di mettermi a cantare davanti alla gente mi
piglia malissimo anche se indubbiamente è una cosa che desidererei
fare perché... beh... perché mi piace cantare e perché mi piaceva
farlo davanti alla gente. Come sempre ultimamente invece di dire di
no subito, faccio decantare l'idea che mi viene proposta in modo da
pensarci affondo prima di mandare tutto a puttane. E a questo giro so
che la cosa giusta da fare sarebbe accettare, quantomeno per mettere
alla prova me stessa e dare un bel calcio in culo alle mie
insicurezze e via. Per ora, cosa strana per me come tutti ormai
sanno, aspetto e medito senza prendere subito una decisione.
Sicuramente ne parlerò coi ragazzi ma so già che l'ultima parola
spetterà a me. E quest'ultima parola non verrà fuori ancora per un
po'.
Hotel
Suggerimento
mattutino: mai giocare a Hotel con un ingegnere civile che di suo ha
un innato senso di competizione all'ultimo sangue e una spasmodica
voglia di vincere a qualsiasi costo. L'hanno imparato sulla loro
pelle le bimbolotte quando Mr D. si è presentato a casa con la
scatola del famoso gioco da tavolo. Premessa: le cinne hanno preso
palesemente dal padre mentre io gioco e basta, regalando soldi a chi
si ritrova vicino alla bancarotta e pensando che in fondo il fulcro
di un gioco sia divertirsi in serenità e vi assicuro che a volte
vinco lo stesso, eh. Ma non è così per gli altri componenti della
mia assurda famiglia: Primogenita vuole vincere come se fosse la cosa
più importante al mondo, Secondogenita pur di vincere diventa la
disonestà fatta a bambino e poi arriva Mr D. che è l'apoteosi di
tutto questo. Francamente Hotel tira fuori il peggio di lui,
spingendo con cattiveria i suoi avversari alla bancarotta, gettandosi
a pesce sulle speculazioni immobiliari e urlando di gioia quando il
dado gli regala un permesso di costruire gratuito. Inutile dire che è
più divertente vedere Mr D. così che il gioco in sé.
lunedì 9 aprile 2018
Prima o poi doveva capitare
Mia madre ha
scoperto i messaggi vocali di Whatsapp.
Aiuto.
Mi arrivano
duecento messaggi al giorno con una lunghezza mai inferiore ai 2
minuti per qualsiasi cosa.
Aiuto.
Se aggiungiamo poi
che è una persona ansiosa che soffre tremendamente di solitudine
anche se sola non è, potrete ben capirmi.
Aiuto.
Aiuto aiuto.
venerdì 6 aprile 2018
La mia passione
E' da circa due/tre
settimane che ho ricominciato a suonare e a cantare. Ho chiesto al
Conte se gli andasse di farmi da bassista e ha accettato. Ho chiesto
allo Sconosciuto se gli andasse di farmi da percussionista e ha
accettato e infine ho tramutato lo Sconosciuto da percussionista a
chitarrista perché è così bravo che non ne ho potuto fare a meno.
E, ciliegina sulla torta, ho chiesto a Futterman se gli andasse di
farmi da percussionista e ha accettato con così tanto entusiasmo che
mi sono chiesta come mai io non mi fossi mossa prima. Alla fine mi
ritrovo a cantare e, per qualche pezzo, a cantare e suonare
l'ukulele. All'inizio è stato un po' uno shock perché ha comportato
il fatto di cantare davanti ad altri e non mi succedeva da diverso
tempo. Mi ha aiutato molto il fatto che il Conte, noto bassista,
abbia provato a farmi sentire un pezzo suonando in modo pessimo la
chitarra senza vergognarsi e visto che eravamo soli, e visto che lui
di vergogna proprio non ne aveva all'orizzonte, mi sono buttata.
Adesso lo posso dire con certezza: cantare con loro mi aiuta, è una
sorta di terapia che mi invita a tirar fuori la voce quando io di
solito preferisco starmene zitta. Mi aiuta davvero, e mi rende
felice.
giovedì 5 aprile 2018
E' possibile essere felici?
E' una domanda che
ultimamente mi balena per la testa perché quasi tutte le amiche che
ho sono in crisi. Di queste amiche in crisi, tutte, e dico tutte, non
hanno alcun problema all'interno della loro vita: hanno un marito o
un compagno che le ama e che loro amano, alcune hanno anche dei figli
meravigliosi, e tutte hanno un lavoro che bene o male le soddisfa. Ma
non sono felici, stanno male, vanno in crisi. Vorrebbero qualcosa
d'altro: chi tornare indietro e scegliere di rimanere a vivere
all'estero, chi un marito che non si faccia troppo in quattro per la
famiglia, chi un marito che si faccia in quattro per la famiglia, chi
non sa cosa vorrebbe perché in effetti ha praticamente tutto e
nonostante questo è entrata in depressione pesa. E allora mi chiedo:
è possibile per un essere umano vivere felice? Perché sulla carta
queste persone hanno tutto, eppure. E poi da che pulpito viene la
predica. Anche a me capita, in un modo diverso, di vivere una cosa
simile: ho un marito che mi ama e che amo, due figlie davvero
meravigliose, un lavoro che non mi fa schifo eppure sono dilaniata da
attacchi d'ansia. Non sono insoddisfatta della mia vita, non vorrei
qualcosa che non ho e sono felice. Sono davvero felice. Eppure i miei
attacchi d'ansia mi dicono che qualcosa c'è che non gira nel verso
giusto. E allora? E' possibile essere semplicemente e serenamente
felici?
martedì 3 aprile 2018
Di festeggiamenti alternativi
Invece che
festeggiare la solita Pasqua dai parenti e la solita Pasquetta con
gli amici quest'anno abbiamo pensato di fare qualcosa di diverso.
Sabato abbiamo passato il pomeriggio in pronto soccorso perché
Sbibulina aveva pensato bene di incastrarsi il braccio nella parte
superiore di un letto a castello, penzolando a peso morto per qualche
secondo prima di essere tratta in salvo con conseguente braccio
livido e supergonfio. Durante la fila a Primogenita è salita una
bella febbre che l'ha portata in meno di due ore ad avere 39.6. E
così il giorno di Pasqua l'abbiamo passato fra antinfiammatori,
aerosol, creme e bende e così Pasquetta. Per fortuna che Sbibulina è
sempre uno spasso anche nelle situazioni prontosoccorsamente più
provanti:
“Oh... mamma...
hai visto quello lì quanti tatuaggi ha? E' molto ROCK!”
E allora: Let's
ROCK!
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