Ultimamente, ovvero
da quando ho iniziato ad avere un po' più tempo per me stessa, mi
sono resa conto di alcuni semini che avevo nella dispensa della mia
anima. Semini secchi rinchiusi in un barattolo ma mai piantati nel
terreno della mia mente. Di semini ce ne sono molti, ma quelli in
cima al barattolo sono sempre stati sostanzialmente tre, tutti legati
a tre obiettivi perseguibili in tre ambiti di vita diversi. Il primo
legato alla mia capacità fisica, il secondo a quella intellettuale,
il terzo a quella vocale.
Da qualche
settimana il primo seme l'ho piantato, con costanza lo sto
innaffiando e da un po' è nata una splendida, seppur ancora piccola,
piantina: la maratona. Ho deciso che la farò, mi sto allenando per
farla e francamente sto ottenendo buoni risultati.
Il secondo seme è
nel barattolo da una vita, c'è stato un momento in cui l'avevo anche
piantato per terra ma dopo qualche giorno l'avevo tolto e rimesso nel
barattolo: scrivere un libro. Qualche giorno fa una persona che mi
sta diventando cara mi ha preso il semino dal barattolo e mi ha
chiesto perché non posso piantarlo per terra e dargli un po' da
bere. Beh... a pensarci bene, piantare il semino nel mio cervello non
mi costa niente. Per il momento l'ho tirato fuori dal barattolo e
messo nella terra. Non gli ho ancora dato da bere, rimane lì ad
aspettare, ma non è più nel barattolo dell'impossibile desiderio,
potrebbe diventare qualcosa di concreto.
Il terzo semino è
quello che dimora nel mio barattolo e fra poco ci farà pure la
muffa. Sono anni che è lì, che Mr D. mi sprona a tirarlo fuori e a
piantarlo ma sono anni che non mi è mai sfiorata l'idea di poterlo
fare, anzi, mi rifiuto proprio di farlo. Perché? Beh, per paura
suppongo. Paura di non essere all'altezza, fondamentalmente. Paura di
sentirmi dire quello che già so, ovvero che ho una voce normale e
che sì, sono intonata, ma lì finisce tutto. Ecco, questo semino mi
è stato chiesto se lo avessi nel mio barattolo da diverse persone,
fra cui la persona che mi ha fatto decidere di piantare il seme
precedente. Eccome se ce l'ho questo seme, ma non voglio piantarlo.
No no no no e poi ancora no.
“E' ora che la
smetti, B. E' ora che la smetti di sottovalutarti e che inizi a
vederti per quello che sei. Basta”. BUM. Mi chiedo davvero cosa
veda questa persona che io non vedo. Ma mi ha detto questa frase in
un modo che non ammette marce indietro, così sicuro, forte e deciso
che per la prima volta mi son sentita scossa. Intendiamoci, non è la
prima volta che qualcuno esprime il concetto qui sopra (vero non-gemella?) però, non so per quale strana ragione,
chi mi si è parato davanti a questo giro non l'ha messa come una
possibilità, o come una scelta, ma come un capitolo che va chiuso e basta, che non ha più senso tenere aperto ormai e che va fatto. Punto.
Oh, io il terzo semino lo
rimetto nel barattolo e mi concentro sugli altri due. Ma magari posso
iniziare a pensare a chiuderlo davvero sto kazzo di capitolo.
Forse.