Per anni, 38 anni,
non sono riuscita ben a capire il perché. Andando via da casa di mio
padre, anche da adulta, avevo sempre una strana sensazione di
tristezza e angoscia. Tre settimane fa, complice un anno e mezzo di
psicologa, mi si è palesata a me la ragione, come se fosse la cosa
più ovvia al mondo, così ovvia che non l'avevo mai notata. Io e la
mia splendida famigliola siamo andati a trovarlo e abbiamo passato la
giornata da lui, immersi nei boschi e nelle chiacchiere. Per ben 4
volte ho provato a raccontagli di me e per ben 4 volte sono stata
interrotta. Non mi faceva finire, attancando subito con qualcosa di
suo e non inerente a quanto stavo dicendo io, come se non mi
ascoltasse e fosse più importante condividere qualcosa che era
successo a lui. La mia reazione? Chiusura. All'inizio una piccola
chiusura poi piano pianino sempre di più sempre di più, come un
piccolo cucciolo che, ferito pian pianino, si rintana
appallottolandosi su se stesso. Mi sentivo triste, tanto triste, e
tanto emarginata. Ma quello che ho visto mi ha stupito, non solo
perché non me ne ero mai resa conto ma anche perché ci ho visto
tanto bisogno, suo, di stare al centro dell'attenzione. E' sempre
stato così, nulla di nuovo, ma a sto giro è stato diverso, mi è
quasi dispiaciuto per lui, oltre che per me.
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