mercoledì 20 novembre 2019

Chiarezza

Per anni, 38 anni, non sono riuscita ben a capire il perché. Andando via da casa di mio padre, anche da adulta, avevo sempre una strana sensazione di tristezza e angoscia. Tre settimane fa, complice un anno e mezzo di psicologa, mi si è palesata a me la ragione, come se fosse la cosa più ovvia al mondo, così ovvia che non l'avevo mai notata. Io e la mia splendida famigliola siamo andati a trovarlo e abbiamo passato la giornata da lui, immersi nei boschi e nelle chiacchiere. Per ben 4 volte ho provato a raccontagli di me e per ben 4 volte sono stata interrotta. Non mi faceva finire, attancando subito con qualcosa di suo e non inerente a quanto stavo dicendo io, come se non mi ascoltasse e fosse più importante condividere qualcosa che era successo a lui. La mia reazione? Chiusura. All'inizio una piccola chiusura poi piano pianino sempre di più sempre di più, come un piccolo cucciolo che, ferito pian pianino, si rintana appallottolandosi su se stesso. Mi sentivo triste, tanto triste, e tanto emarginata. Ma quello che ho visto mi ha stupito, non solo perché non me ne ero mai resa conto ma anche perché ci ho visto tanto bisogno, suo, di stare al centro dell'attenzione. E' sempre stato così, nulla di nuovo, ma a sto giro è stato diverso, mi è quasi dispiaciuto per lui, oltre che per me.

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