mercoledì 24 marzo 2021

E se

E se solo avessi il tempo per me stessa, se solo avessi il modo per poterci lavorare sopra, se solo avessi... allora dovrei tornare a gambe levate al centro dca. Perché in questi mesi è stata dura non ricascarci ma ci sono ricascata. All'inizio erano piccoli segnali, poi i segnali sono diventati sempre più grandi finché non sono diventati palesi. Tutto è iniziato col solito pensiero post parto: ora che allatto brucio di più perché ho una piccola sanguisuga attaccata al seno, ne devo approfittare per tornare come prima. Ho scaricato delle applicazioni per perdere peso, convinta che sarei riuscita questo giro a gestire tutto. Avevo paura di comprare un fitwatch perché avevo intuito quanto potesse essere dannoso per una che ha sofferto e soffre di problemi alimentari per cui non l'ho preso, ma ingenuamente me l'ha regalato Mr D. che aveva visto che lo guardavo con interesse. Ho iniziato a vedere dei video dei nutrizionisti online per capire come perdere peso e le applicazioni con i loro algoritmi ad hoc me ne hanno forniti sempre di più e sempre più mirati. Ho iniziato a sforare in abbuffate sempre più assurde, giustificandomi con la fame da allattamento. La necessità di compensazione è arrivata a farmi fare 12 km di passeggiate al giorno fino a un totale di oltre 70 km a settimana, con Birullulo in fascia o nel passeggino, così che il mio fisico è crollato, mi è venuta la febbre, la nausea e le mie gambe hanno ceduto. Ho capito nuovamente quanto possa essere una droga il disturbo alimentare. Lo so, ci ho lavorato tanto, ci sono già passata ma ogni volta si dimentica: più ne assaggi, più stai male ma più non ne puoi fare a meno. Qualche giorno fa è arrivato il crollo emotivo, la crisi. Una parte di me si rendeva assolutamente conto che la cosa più giusta da fare era parlarne con Mr D., parlarne con qualcuno per iniziare ad uscirne di nuovo. Ma una parte di me, l'altra parte di me, quella che sto cercando di arginare da oltre vent'anni, mi ha fatto desistere. E poi è emersa una terza parte, quella che dopo vent'anni era riuscita a conquistarsi un'indipendenza alimentare e che ha fottutamente paura di perderla. Quella che ha paura di parlare con Mr D. o con chiunque altro perché non vuole essere di nuovo controllata quando si concede un biscotto, che non vuole essere giudicata quando viene vista mangiare, che vede negli occhi di chi sa compassione e preoccupazione. Questo uragano emotivo si è placato qualche giorno fa, portandomi a non stare più così tanto male da doverne parlare con qualcuno ma facendomi capire che forse avrei bisogno di parlare con qualcuno. Ma per ora la paura di essere controllata e di non poter più essere autonoma, di non poter (ora lo dico) poter perdere più peso mi fa desistere dal parlarne con chicchessia. E questa sono io, ancora. Anche se sarebbe meglio dire che questa non sono io, non sono assolutamente io: è la mia malattia.

8 commenti:

  1. Scusa, ricordo male o durante il primo lockdown facevi delle sedute via Skype? Non sarebbe possibile?

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    1. Non ho molto tempo ora, non ho ancora orari regolari e se devo dirla tutta... non me la sento. Non adesso. Non ora.

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  2. Non mollare Spetti, tieni duro e ricordati di come sei stata brava!
    Se ci sei già riuscita una volta ce la puoi ancora fare.
    Non aver paura di parlarne e farti aiutare: la bestia si può sconfiggere.

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    1. La paura di perdere l'indipendenza mi spaventa tantissimo... per ora sto davvero tergiversando

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  3. Ti leggo da poco tempo, e non conosco i tuoi trascorsi, ma ti dico anche io, sii forte, e se ne parli qui a tutti noi, è già un passo avanti. Fatti aiutare, anche dal tuo MrD.
    Un abbraccio. Mafi

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  4. La capisco la paura di parlarne, perché è come se parlandone si cedesse il controllo di noi stessi ad altri; eppure lo sappiamo che è il contrario!
    Non mollare, le ricadute esistono e solo solo passaggi. Non mollare!

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    1. esatto, è esattamente così. Ma io mi fermo alla prima parte della frase O_o'

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