Io sono fatta così:
quando uno mi dice no è no. Anche se la risposta mi fa stare
malissimo, me ne faccio una ragione e inconsciamente inizio a cercare
tutte le valide ragioni al fine di convincermi che forse era davvero
meglio il no. Un esempio lampante? Il matrimonio. Quando rimasi
incinta di Primogenita volevo profondamente sposarmi e lo chiesi a Mr
D. il quale mi rispose con un secco no, poiché per lui era meglio
sposarsi perché entrambi lo volevamo piuttosto che perché ero
incinta. Ci rimasi di merda, ma così tanto di merda che iniziai a
costruirmi un castello così solido da autoconvincermi che aveva
ragione lui, che in fondo il matrimonio faceva schifo, che la
convivenza era mille volte meglio, che senza obblighi sarei stata più
libera. E così, quando mi chiese due anni dopo di sposarlo, mi ero
costruita delle mura così solide che dissi di no. Ero spiazzata, mi
ero autoconvinta che il no fosse la cosa migliore e riuscire a
distruggere il castello che avevo così faticosamente tirato in piedi
per autodifesa non fu facile. La stessa cosa vale per il terzo
figlio. Io il terzo figlio lo voglio da esattamente due anni e mezzo,
da quando Sbibulina aveva tre anni. All'epoca sarebbe stato perfetto
ricominciare subito, avrebbero avuto quattro perfetti anni di
differenza, io ancora non avevo annusato la libertà completa che fa
capolino quando i figli diventano grandi e avevo una voglia matta di
occhioni grandi e piedini piccoli. Gliel'ho chiesto, ne abbiamo
discusso e la risposta è stata no. A pensarci bene un no neanche
troppo convinto, ma comunque un no. Negli anni ho provato a costruire
il mio solito castello ma mi è risultato così difficile che
periodicamente richiedevo al maritozzo il terzo figlio. Non è da me
non riuscire a farmene una ragione e non è proprio da me richiedere
una cosa per la quale ho già ricevuto una risposta. Eppure la
domanda l'ho fatta e rifatta ancora fino a che, visto che la risposta
non cambiava, ho iniziato piano piano a mettere mattone su mattone, a
cercare tutte le motivazioni per cui sarebbe meglio il terzo figlio
non averlo. Devo dire che da poco il muro iniziava a sembrarmi
solido, la voglia non l'avevo più e tutte le volte che qualcuno mi
proponeva il numero tre in automatico nel mio cervello partivano
tutte le cose che avrei perso e tutte le fatiche che avrei dovuto
riaffrontare. Si può capire bene, dunque, come gli ultimi discorsi
nella casa spettinata mi abbiano turbato profondamente: io
l'abitudinaria, io che odio i cambiamenti, io che con tanta fatica mi
ero meticolosamente costruita mille motivazioni per un secco no. Ecco
dove mi trovo io ora: sulle mura neanche troppo solide del castello
per cercare di capire se riuscirò o meno a buttarle giù.
A noi vale per il quarto. Quando io lo volevo, lui no; poi c'è stato un attimo di indecisione di entrambi, poi lui sì e io no.
RispondiEliminaNon so come andrà a finire, ma penso che alla fine non lo faremo e io lo rimpiangerò, ma nemmeno troppo ;)
Dico una cazzata..... ma provare a rilassarti e vedere come va senza tante riflessioni?
RispondiElimina@angolo: ecco... quattro io non so XD mi paiono tantini anche se poi, a pensarci bene... perchè no? :)
RispondiElimina@andretta: infatti. Per fare figli ci vuole un'ampia dose di incoscienza, se ci pensi troppo non li fai. Come dicevo Mr D. è fatalista e ha pensato bene ora di non pensarci, lasciando il tutto al caso (ovvero se capita capita, se non capita non capita). Io, maniaca del controllo, faccio già più fatica, perché mi andrebbe bene capitasse magari adesso, ma già fra qualche mese anche no, questione di tempistiche, sembra assurdo, ma oh son mentalmente malata.
Buttati!!! Te lo sta dicendo una che è alle prese con pannolini e poppate dopo un botto di anni. Non c'è gioia più grande!!!
RispondiElimina@Impe: *____* guarda, passo dalla convinzione più pura al dubbio più profondo XD
RispondiEliminaFallo! fallo! che regalo immenso per voi e per le vostre bambine!
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