giovedì 5 luglio 2012

Per agevolarne l’uscita, come ho fatto con la mia piccola peste, ho iniziato a camminare almeno un’ora al giorno. All’epoca pestavo i piedi su terra battuta, erba verde e bastoncini caduti dagli alberi mentre adesso i miei piedi evitano bisogni di cani, fanno lo slalom fra sampietrini e cemento, annusano l’afa soffocante di un centro città a 40°. Ieri, durante una delle mie interminabili passeggiate, sono entrata in quella che considero una delle chiese più splendide che io conosca e, già che c’ero, mi è sfuggita una preghiera con richiesta.
Se ci fosse stato Mr D. avrebbe colto la palla al balzo: ingegnere rigido e calcolatore, ha un lato a dir poco zen nell’approcciarsi ai segni. All’epoca decise di dirmi “Ti amo” perché, andando al supermercato per comperare lenzuola e bomboletta spray, incontrò la sua ex che era diventata brutta, butterata e a dir poco antipatica. E così prese baracca e burattini, compro il necessaire e mi scrisse uno striscione che appese a un cavalcavia.
Io invece il raggio di sole entrato proprio nel momento della mia richiesta ieri in Chiesa l’ho preso più come un segno di rassicurazione che ogni cosa, per quanto possa andare diversa da come io vorrei, andrà comunque bene.
Ed ecco un sorriso.

Nessun commento:

Posta un commento

Il tuo commento sarà visibile dopo l'approvazione