Per agevolarne l’uscita, come ho fatto con la mia
piccola peste, ho iniziato a camminare almeno un’ora al giorno. All’epoca
pestavo i piedi su terra battuta, erba verde e bastoncini caduti dagli alberi
mentre adesso i miei piedi evitano bisogni di cani, fanno lo slalom fra sampietrini
e cemento, annusano l’afa soffocante di un centro città a 40°. Ieri, durante
una delle mie interminabili passeggiate, sono entrata in quella che considero
una delle chiese più splendide che io conosca e, già che c’ero, mi è sfuggita
una preghiera con richiesta.
Se ci fosse stato Mr D. avrebbe colto la palla al
balzo: ingegnere rigido e calcolatore, ha un lato a dir poco zen nell’approcciarsi
ai segni. All’epoca decise di dirmi “Ti amo” perché, andando al supermercato
per comperare lenzuola e bomboletta spray, incontrò la sua ex che era diventata
brutta, butterata e a dir poco antipatica. E così prese baracca e burattini,
compro il necessaire e mi scrisse uno striscione che appese a un cavalcavia.
Io invece il raggio di sole entrato proprio nel
momento della mia richiesta ieri in Chiesa l’ho preso più come un segno di
rassicurazione che ogni cosa, per quanto possa andare diversa da come io
vorrei, andrà comunque bene.
Ed ecco un sorriso.
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